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Crimini internazionali e rilevanza dell'ordine superiore

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accordi con il Gen. Harster, la scelta sarebbe dovuta cadere su persone condannate a morte o all'ergastolo e su persone arrestate per reati per i quali era prevista la pena di morte e la cui responsabilità fosse stata accertata in base alle indagini di polizia. Il Gen. Mackensen, quindi, rispose di essere disposto a dare l'ordine, ove fosse stata data a lui la facoltà di fucilare dieci persone, scelte fra le categorie indicate, per ogni militare tedesco morto. Aggiunse che si sarebbe accontentato che venisse fucilato solo il numero di persone disponibili fra le categorie suddette. Una conseguenza logica di questo accordo era che non si sarebbe fatta parola né con il Gen. Mältzer, né con le autorità superiori e che si sarebbe cercato di far conoscere l'accaduto ai rispettivi superiori al più presto possibile. Dopo questa conversazione il Kappler si congedò dal Gen. Mältzer, senza comunicargli i precisi termini della conversazione, ma con l'intesa di preparare un elenco di persone sulle quali doveva effettuarsi la rappresaglia, e si diresse alla Questura di Roma per controllare gli schedari in merito alle persone fermate in Via Rasella. Comunicato lo scopo della visita, il Questore Caruso lasciò alcuni suoi dipendenti negli uffici della Questura per il controllo degli schedari e si allontanò. Giunto in ufficio, il Kappler diede disposizioni perché fossero accelerate le indagini circa l'attentato con l'aiuto di tutti i collaboratori italiani. Poco dopo venne chiamato al telefono dal Magg. Böhm, addetto al comando della Città di Roma. Quest'ufficiale lo informò che era giunto un ordine in base al quale entro ventiquattro ore doveva essere fucilato un numero di italiani decuplo di quello dei soldati tedeschi morti. A richiesta del Kappler, il Magg. Böhm precisò che l'ordine proveniva dal comando del Maresciallo Kesselring. Poiché il contenuto di quest'ordine si mostrava in contrasto con quanto convenuto nel suo colloquio con il Gen. Mackensen, il Ten. Col. Kappler chiese di comunicare con il comando del Maresciallo Kesselring. Dopo circa dieci minuti egli parlò con l'ufficio I a T, che si occupava delle questioni territoriali. L'ufficiale addetto a questo ufficio, alla domanda intesa a conoscere se l'ordine ricevuto in precedenza proveniva dal comando superiore sud-ovest, rispose: “No, viene da molto più in alto.” 4 Alle ore 21 il Kappler ebbe una conversazione telefonica con il Generale Harster, capo del BDS 5 con sede a Verona, al quale riferì in merito all'attentato ed al suo sviluppo. Gli comunicò pure 4 Per la ricostruzione fattuale, così come accertata durante i processi a carico di Herbert Kappler ed Erich Priebke, cfr. la sentenza del Tribunale Militare Territoriale di Roma, in data 20.07.1948, e la sentenza del Tribunale Militare di Roma, in data 22.07.1997, in Rassegna Giustizia Militare, consultabile online all’indirizzo www.difesa.it, sito del Ministero della Difesa. 5 BDS, Befehlshaber der Sipo-Sd, Comandante della polizia di sicurezza. 6
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Crimini internazionali e rilevanza dell'ordine superiore

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Informazioni tesi

  Autore: Serena Mattiuz
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Emanuela Fronza
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

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Parole chiave

crimini di guerra
dovere di obbedienza
esimenti
manifesta criminosità
ordine del superiore
priebke

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