Teoria del voto ed istituzioni: analisi dei criteri di voto del trattato di Nizza e del trattato di Lisbona

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline.
L'iscrizione non comporta alcun costo. Mostra/Nascondi contenuto.

INTRODUZIONE Quando si parla di democrazia, il pensiero corre subito alla partecipazione ed a quel formidabile esperimento di democrazia diretta che, per la prima ed unica volta nella storia, è stato praticato nella polis greca. La democrazia diretta è, tuttavia, un ideale, destinato a rimanere tale a maggior ragione nel mondo attuale. Tuttavia, siamo davvero sicuri che la massima partecipazione sia sinonimo di democrazia? Tra le preferenze individuali e la preferenza sociale, infatti, non c’è un rapporto immediato né diretto, perché vi è un terzo elemento: il voto. In una democrazia diretta, il popolo vota direttamente per giungere ad una decisione comune. In una democrazia rappresentativa, il popolo vota per eleggere i suoi rappresentanti, e questi, a loro volta, votano per decidere, in base al mandato loro conferito. Poiché, in ogni caso, si tratta di collettività numerose, esistono diverse procedure di aggregazione delle volontà discrete. L’unanimità e la maggioranza rappresentano i principali criteri di conteggio dei voti, ma ogni assemblea può scegliere poi se utilizzare tali criteri in modo puro, cioè limitandosi al conteggio di voti favorevoli o contrari, o se stabilire delle procedure più complesse, con un’agenda delle alternative su cui gli elettori devono esprimersi. Dunque, tra preferenze individuali e preferenza sociale c’è l’istituzione del voto. Quanto detto sarebbe piuttosto banale se ora non aggiungessimo una domanda: possiamo fidarci delle regole di voto? In genere, una decisione si ritiene democratica se rispecchia la volontà della maggioranza della collettività. Ci chiediamo, è vero che una decisione presa a maggioranza rispecchia la volontà della maggioranza? Nonostante l’uomo si associ in gruppi e prenda decisioni esprimendo una preferenza sin dalle sue origini, solo di recente sono stati posti questi quesiti, e le risposte sono tutt’altro che ovvie e confortanti. Kenneth Arrow, negli anni ’50, è stato il primo a dimostrare che qualunque tipo di istituzione consideriamo, nessuna può essere intesa come un meccanismo di sommatoria delle preferenze individuali, tranne che la dittatura. 7

Anteprima della Tesi di Federica Pacella

Anteprima della tesi: Teoria del voto ed istituzioni: analisi dei criteri di voto del trattato di Nizza e del trattato di Lisbona, Pagina 1

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Federica Pacella Contatta »

Composta da 155 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 882 click dal 17/10/2008.

 

Consultata integralmente una volta.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.