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Indagini multispettrali e di fluorescenza Xrf per la caratterizzazione dei materiali pittorici su un dipinto di Massimo d'Azeglio

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1.2 INTERNO DEL COLOSSEO (ROVINE DI UN TEATRO ROMANO), 1822 Olio su tela, 71 x 59 cm Restaurato nel 2002 da Luisa Mensi Collocazione nella Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino [ 1, 2 ] L’opera di Massimo d’Azeglio rientra tra le tante che hanno come soggetto il Colosseo e che sono state realizzate da numerosi artisti nel corso del tempo per esercitare la propria tecnica; con il suo carico di vegetazione, il suo complesso architettonico e i giochi di luci e ombre questo imponente edificio è infatti una palestra adatta allo scopo. Il particolare architettonico dell’arco al centro del dipinto, interamente di pietra invece che voltato a mattoni, ci permette di riconoscere uno dei quattro ingressi all’anfiteatro. Osservando infatti il tracciato in curva dell’alta muratura notiamo la presenza di una finestrella laddove si va a chiudere la veduta e questa è riconducibile a quella ancora riconoscibile dell’ingresso al Colosseo da est, visto dal corridoio meridionale. Importante è il ruolo della vegetazione in questo dipinto, elemento chiave per l’esercizio di stile destinata però a scomparire negli anni successivi a causa di restauri e scavi, che si sono intensificati durante il periodo di Restaurazione Pontificia con Pio VII. La tavolozza è incentrata su toni caldi, pur non mancando i verdi, in svariate tonalità, né l’azzurro del cielo, prevalgono infatti il rosa aranciato dei mattoni, l’ocra e il beige dei travertini, realizzati in tonalità diverse a seconda del livello, da quello minore coincidente con il passaggio di due piccoli personaggi, utili a mostrare e sottolineare le proporzioni allo spettatore, fino al quint’ordine, con le arcate più chiare avvolte dalla vegetazione. L’opera è apprezzabile anche dal punto di vista del dettaglio, non solo architettonico: dalle singole pietre dell’arco alla vegetazione già citata, dal gioco di luci alle crepe e mancanze segnate dal tempo, tutto riporta fedelmente a un senso di solenne e desolata grandezza. Il dipinto ad olio è stato realizzato su una tela sottile a trama fitta ed ha subito un restauro nel 2002 poiché si era presentato un allentamento della tela, oltre a un normale strato di sporco sulla superficie, all’ingiallimento della vernice protettiva e a vecchi ritocchi e piccole cadute di colore nella zona del cielo e dell’arco. L’intervento ha previsto lo smontaggio della tela per poter trattare il telaio e rinforzare i bordi, dopodiché ha trattato l’asportazione dello strato di sporco e di buona parte della vernice protettiva, in modo da alleggerirla, rimuovendo anche vecchi ritocchi e apportando integrazioni laddove la caduta di colore richiamava l’attenzione. 6
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Informazioni tesi

  Autore: Benedetta Bodo Di Albaretto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienza e Tecnologia per i Beni Culturali
  Relatore: Oscar Chiantore
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 54

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