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La donna in al-Andalus: aspetti storici e contemporanei

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10 territorio iberico interessò maggiormente le grandi città e solo marginalmente le zone di campagna 5 . Questo processo di conquista non consistette soltanto nella conversione del popolo iberico ad un nuovo culto religioso con le sue conseguenti norme di comportamento; fu anche un evento che impose un controllo ideologico ed economico su gran parte della penisola iberica (Marín 2000: 119). Per quasi mezzo secolo, gli arabi furono impegnati a fornire al paese nuove strutture di governo; ciò rappresentò un elemento di grande novità, che, però non si realizzò in maniera immediata ed uniforme. Era necessario ridimensionare le ultime resistenze nemiche, in particolare quelle dei visigoti, che si erano rifugiati nelle Asturie insieme ad altri spiriti indipendentisti. È noto che sin dai primissimi anni della conquista, mentre ancora erano in corso le incursioni musulmane in Francia, un primo nucleo di resistenza cristiana si formò nelle Asturie con la partecipazione di esponenti dell'aristocrazia visigota, probabilmente su iniziativa delle popolazioni locali, profondamente romanizzate e cristianizzate. I problemi persistettero anche all’interno della comunità araba, col riprodursi in suolo andalusí dei contrasti tribali tra qaisiti, kalbiti e berberi 6 (Wheatcroft 2004: 79,80). Tutto ciò era indice di fragilità e si sommava al fatto che la fede islamica non sarebbe mai stata l’unica religione del paese. Questa religione dovette coesistere con i seguaci di cristianesimo ed ebraismo “ai quali fu concesso lo status di dhimmi 7 ”( Caretto/ Lo Jacono/ Ventura/ Gabrieli 1982: 38). Molto è stato scritto e teorizzato sul fatto che il territorio iberico fosse una penisola felice, nella quale convivevano pacificamente tutte le genti del libro, vale a dire i seguaci di religioni rivelate attraverso un testo sacro. Manuela Marín (2001) rievoca questo “mito di al-Andalus”: come luogo immaginario del recupero dell’essenza ispanica mascherata da un velo di arabismo […], come società della tolleranza e della convivenza, nella quale fioriscono le “tre culture” in un ambiente di mutua comprensione, che fu soppressa violentemente dai conquistatori cristiani. […] “L’arte di vivere” andalusì ha plasmato, in questo secondo livello del mito, uno spazio di delicati piaceri sensuali, […] il gusto per i profumi, i giardini, la buona cucina, la musica e le belle donne (Marín 2001: 54, 55, 56) 5 Molte zone di campagna non erano soggette al controllo delle autorità urbane (Marín 2000: 120). 6 Etnicamente i berberi costituirono la maggior presenza islamica in territorio iberico; essi si erano convertiti all’Islam nel periodo precedente la conquista del regno visigoto (Daniel 1979: 24). 7 Dhimma, secondo la legge musulmana è ogni israelita, cristiano, zorastriano o sabeo cui è di norma concesso di vivere la propria fede religiosa in un paese governato secondo i principi dell’Islam (Caretto/ Lo Jacono/ Ventura/ Gabrieli 1982: 38).
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La donna in al-Andalus: aspetti storici e contemporanei

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Informazioni tesi

  Autore: Maria Chiara Baldini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Silvia Betti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 94

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