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La confisca dei beni nei procedimenti per i reati di criminalità organizzata

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10 commettere delitti), e quello richiesto per l integrazione della fattispecie penale ex art. 416-bis c.p. (costituito dalle prove e dagli indizi di partecipazione all associazione di tipo mafioso), trattandosi di istituti giuridici del tutto distinti e per i quali operano diverse discipline(10); e dall altro, la necessit che il giudizio sulla pericolosit qualificata ex art. 1 legge n 575/1965 di un sogget to proposto per l applicazione delle misure di prevenzione, sia comunque basato su elementi di fatto, quali il suo diretto coinvolgimento (desumibile da sentenze passate in giudicato(11) e da procedimenti 10 Sul punto richiamandosi al costante insegnamento della giurisprudenza di merito e di legittimit (tra le tante Cass., sez. I, 25 gennaio 1999, P.M. in proc. MUSSO ED ALTRI), Ł sufficiente rammentare coma la ratio sottesa alla disciplina delle misure di prevenzione consista nel contrasto della criminalit attraverso il controllo di situazioni non del tutto omologhe a quelle penali e, talora non necessariamente dotate neppure di immediata rilevanza penale come Ł agevole riscontrare nelle stesse categorie soggettive descritte dalla legge n. 1423/1956 (che individua i soggetti passibili di applicazione di una misura di prevenzione in coloro che debba ritenersi siano abitualmente dediti ai traffici delittuosi, o in coloro che, per la condotta e il tenore di vita, debba ritenersi vivano abitualmente, anche in parte, con i proventi delle attivit del ittuose), o ancora agli elementi normalmente posti a fondamento di un giudizio in ordine alla pericolosit sociale di un sogge tto (individuati, ad esempio, nei precedenti penali o giudiziari e fin anche in quelli di polizia -, nella mancanza di una stabile attivit di lavoro, nell abituale frequentazione di soggetti pregiudicati), certamente inidonei ai fini dell applicazione di una sanzione penale. 11 Al riguardo, d altra parte, Ł anche opportuno ricordare come in subjecta materia, stante l autonomia del procedimento di prevenzione da quello penale, non possa neanche affermarsi l assorbente rilevanza della sentenza di assoluzione del proposto di delitti di criminalit organizzata al f ine del giudizio sulla pericolosit ; infatti, secondo l indirizzo maggioritario in giurisprudenza, e pacifico che nel procedimento per l applicazione di misure di prevenzione gli indizi di appartenenza ad un clan mafioso e l indimostrata liceit della prev enzione dei beni, ben possono desumersi anche dagli stessi fatti storici, in ordine ai quali, Ł stata esclusa la configurabilit dell illiceit penale, ovvero da altri acquisti ne ll ambito del giudizio di prevenzione. Indirizzo cristallizzato da Cass. Pen; Sez. Un; 3- 17 Luglio 1996, P.M. in C. SIMONELLI ed altri- che hanno recepito un orientamento gi affermatosi in giurisp rudenza (fra le tante v. Cass. Pen.; 6 Giugno 1996, PIRON)-, per la quale nel corso del giudizio di prevenzione il giudice d i merito, per esprimere il proprio giudizio circa la pericolosit ai fini dell adozione delle misure di prevenzione, Ł legittimato a servirsi anche di elementi di prova e indiziari tratti da procedimenti penali anche se non ancora conclusi, e, nel caso di procedimenti definiti con sentenze irrevocabili, anche indipendentemente dalla natura delle statuizioni conclusive in termini di accertamenti della penale responsabilit del proposto. Tale potest per incontra, in relazione ai soggetti sospettati di appartenere ad associazioni di tipo mafioso due limiti precisi: per un verso il giudizio deve fondarsi su indizi (cioŁ su elementi certi, dai quali possa farsi legittimamente discendere l affermazione dell apparenza all associ azione mafiosa e quindi dell esistenza della pericolosit , sulla base di un ragionamento immune da vizi logici; per l altro detti indizi non devono, necessariamente, essere gravi, precisi e concordanti, giacchØ in tal caso la natura mafiosa dell associazione e l adesione ad essa del prevenut o dovrebbero portare a conseguenze diverse dalla semplice applicazione di una misura di prevenzione .
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La confisca dei beni nei procedimenti per i reati di criminalità organizzata

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Informazioni tesi

  Autore: Antonella Palmisano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Camerino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Tiziano Luzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 198

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Parole chiave

'ndrangheta
beni confiscati
camorra
confisca
criminalità organizzata
mafia
misure di prevenzione
reati di criminalità organizzata

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