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La liquidità nei modelli di asset pricing

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7 Rigettato il CAPM, almeno in ambiti accademici, si parte alla ricerca dei fattori o delle variabili sottostanti ad essi in modo da riuscire a raggiungere un modello in grado di sostituire il CAPM. Nel 1993 Eugene Fama e Kenneth French sottoposero ad analisi statistiche approfondite le “anomalie” rispetto al CAPM riscontrate negli anni ottanta, cioè il modo in cui si presentano le variabili aziendali che sembrano essere collegate ai titoli, al fine di verificare quanto queste possano rappresentare fattori economici sottostanti. Rilevarono innanzitutto come molte di tali variabili presentavano effetti che si sovrapponevano e, dopo aver verificato quali fossero i “doppioni”, presentarono il loro modello a tre fattori. In particolare oltre al premio per il rischio di mercato hanno considerato il premio per la dimensione (dato dalla differenza tra i portafogli contenenti le società di piccole dimensioni rispetto a quelle più grandi; SMB) e il premio per il book- to-market (definito dalla differenza tra i rendimenti dei portafogli caratterizzati da un alto valore del book-to-market rispetto a quelle con un basso valore del rapporto in questione, HML). Nel 1997 Mark Carhart estese questo modello, aggiungendo un altro fattore collegato al premio assegnato dal mercato, in termini di rendimento, alle imprese i cui titoli hanno avuto una performance di mercato particolarmente positiva in passato: il “momentum”. Carhart propose un modello a quattro fattori caratterizzato per l‟aggiunta di un premio per il rischio di periodo dato dalla differenza tra le performance dei portafogli contenenti le migliori società in termini di rendimento del periodo intercorrente tra i tre mesi e l‟anno precedente rispetto alle combinazioni a cui vengono associati i titoli peggiori (WML). Nel 2003 Lubos Pastor e Robert Stambaugh dimostrarono che i titoli con poca liquidità erano maggiormente esposti ai grandi cicli del mercato. In particolare le imprese a bassa capitalizzazione erano le più esposte alle fluttuazioni di liquidità. Questi titoli tendevano ad avere dei beta molto alti rispetto alla liquidità, mentre i beta delle imprese a grande capitalizzazione non erano prossimi allo zero. Riprendendo il modello di Carhart del 1997, aggiunsero un quinto fattore rappresentato dalla liquidità. Una diversa letteratura cerca di individuare fattori di rischio collegati a variabili macroeconomiche. Un punto di vista molto accreditato è quello espresso da Chen, Roll e Ross (1986) e Chan, Chen e Hsieh (1985), secondo i quali i fattori rilevanti sono rappresentati da cinque variabili macroeconomiche: la variazione nel tasso mensile di crescita del PIL; la variazione nel premio per il rischio di fallimento, misurata dallo spread tra il rendimento di titoli di rating AAA e BAA per bond di pari scadenza, la variazione nel “premio per scadenza”, misurato dallo spread tra il rendimento di titolo di Stato a lunga (20 o 30 anni) e a breve scadenza (sei mesi o un anno); la variazione inattesa del tasso d‟inflazione nel periodo; la variazione da un periodo all‟altro dell‟inflazione attesa. Con questo lavoro intendo analizzare in modo più dettagliato i vari modelli fattoriali derivanti dalla formulazione dell‟APT, verificarne la validità e sottoporli ad un‟analisi empirica. In particolare, riprendendo il lavoro svolto da Pastor e Stambaugh, mi concentrerò sull‟impatto del fattore di
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La liquidità nei modelli di asset pricing

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Informazioni tesi

Autore: Nicola Scandolara
Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
Anno: 2008-09
Università: Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
Facoltà: Economia
Corso: Scienze economico-aziendali
Relatore: AlfonsoDel Giudice
Lingua: Italiano
Num. pagine: 122

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Parole chiave

asset pricing
liquidità
modelli asset pricing

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