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Disturbi del comportamento, fenomeni aggressivi e fattori di rischio. Un'indagine della corrispondenza tra letteratura e dati clinici di un'ASL del Piemonte.

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6  ipotesi sulle possibili conseguenze dei disturbi della condotta in base all‟età di insorgenza e alla prognosi;  distinzione delle conseguenze antisociali in base agli antecedenti. Innanzitutto, i disturbi della condotta nei bambini piccoli sono associati a molti altri fattori avversi, quali un rapporto genitori-figlio caratterizzato da anaffettività, famiglie instabili o in cui è presente un clima particolarmente conflittuale, fallimenti nell‟educazione e scarse relazioni con i pari (Hill, 2003). È importante chiarire, innanzitutto, se sia il disturbo del bambino a richiedere una prima valutazione o se siano, invece, i fattori ad esso associati, oppure ancora se entrambi meritino attenzione. In secondo luogo, i disturbi della condotta nell‟infanzia sono generalmente identificati sulla base di una variata gamma di comportamenti. L‟identificazione di sottotipi può portare ad una migliore comprensione dei meccanismi sottostanti e, da qui, ad un migliore allineamento del trattamento con le specifiche necessità cliniche di ciascun soggetto. Inoltre, dal momento che per circa il 50% dei bambini con un precoce disturbo della condotta questo non persiste nell‟adolescenza e nella vita adulta, occorre individuare dei parametri in base ai quali distinguere i bambini per i quali il disturbo andrà incontro a persistenza negli anni seguenti da coloro che, invece, miglioreranno. Data l‟intrattabilità dei disturbi del comportamento in alcuni bambini piccoli, è necessario, ancora, chiedersi se sia possibile l‟identificazione dei fattori di rischio e dei primi sintomi del disturbo ad un‟età più precoce (Hill, 2003). Hill ritiene, inoltre, opportuno prendere in considerazione le diverse ripercussioni, sui soggetti adulti, dei disturbi della condotta infantili destinati a migliorare e di quelli che, invece, vedono il loro esordio a partire dall‟adolescenza. Infine, è plausibile che esiti antisociali specifici abbiano antecedenti differenti dagli esiti del disturbo antisociale di personalità (Hill, 2003). Dal momento che i disturbi della condotta sono associati ad un‟ampia gamma di fattori avversi nelle sfere individuale, familiare e sociale, è possibile che essi non siano di per sé gli antecedenti del disturbo antisociale di personalità ma che costituiscano i markers di queste altre difficoltà, che sono invece i veri antecedenti. Riprendendo i risultati di una serie di studi longitudinali relativi al periodo che va dall‟infanzia all‟età adulta, Hill sottolinea che i bambini con disturbi della condotta
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Informazioni tesi

  Autore: Anna Allocca
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Franco Freilone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 217

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Parole chiave

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