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Disturbi del comportamento, fenomeni aggressivi e fattori di rischio. Un'indagine della corrispondenza tra letteratura e dati clinici di un'ASL del Piemonte.

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2 1.1. Ipotesi sull’evoluzione dai disturbi da comportamento dirompente diagnosticati nell’infanzia ai disturbi di personalità dell’adolescenza e dell’età adulta. Diversi possono essere i fattori che intervengono nell‟aumentare le probabilità che un soggetto sviluppi, nel corso dell‟infanzia, un disturbo del comportamento, che può eventualmente persistere fino a trasformarsi, in età adulta, in un disturbo antisociale di personalità. Tra i fattori di rischio più comuni, oltre a quelli appartenenti alla sfera più strettamente familiare, che verranno approfonditi in un successivo capitolo, diversi studi hanno messo in luce particolari condizioni di disagio sociale, quali il problema dell‟adozione e il fatto di appartenere ad una classe socio-economica svantaggiata. Alcune differenze sono state, inoltre, identificate per ciò che concerne il genere di appartenenza, in quanto, notoriamente, la frequenza di tali disturbi è maggiore tra i maschi che tra le femmine. Al fine di differenziare i soggetti con personalità antisociale che hanno presentato precedentemente i sintomi del disturbo della condotta (i soggetti, cioè, con una diagnosi di disturbo antisociale di personalità -ASPD- in base ai criteri diagnostici del DSM-III) da coloro che, pur manifestando alcuni comportamenti antisociali, non hanno una precedente diagnosi in tal senso, Langbehn e Cadoret (2001) utilizzano i dati raccolti da un precedente studio sulle adozioni. Partendo dal presupposto che non tutti i soggetti che incontrano i criteri diagnostici per il disturbo antisociale di personalità abbiano una storia clinica di disturbo della condotta, gli autori ipotizzano che i soggetti che incontrano i criteri per un disturbo antisociale di personalità nella vita adulta condividano gli stessi fattori di rischio, a prescindere dal fatto che sia presente, o meno, una precedente diagnosi di disturbo della condotta (Langbehn, Cadoret, 2001). Per sottoporre tale ipotesi a verifica, gli autori esaminano un campione suddiviso in tre sottogruppi: pazienti adulti con disturbo di personalità antisociale (diagnosticato in base ai criteri del DSM-III), pazienti adulti con sintomi antisociali senza una precedente storia di disturbo della condotta e gruppo di controllo, e cercano di valutare se i soggetti appartenenti al primo sottogruppo differiscano dai secondi nelle manifestazioni cliniche del disturbo antisociale.
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Informazioni tesi

  Autore: Anna Allocca
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Franco Freilone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 217

FAQ

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Parole chiave

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aggressività infantile
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