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Sancho Panza, da scudiero fedele a governatore ''quasi'' ideale

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que se muestra. Así que aprieta un poco las cinchas a Rocinante, y quédate a Dios, y espérame aquí hasta tres días no más, en los cuales si no volviere puedes tú volverte a nuestra aldea, y desde allí, por hacerme merced y buena obra, irás al Toboso, donde dirás a la incomparable señora mía Dulcinea que su cautivo caballero murió por acometer cosas que le hiciesen digno de poder llamarse suyo6. (I, cap. XX, p.175). Sancho al contrario, non è per nulla d’accordo e preferirebbe che il suo padrone rimanesse con lui, non avendo intenzione di rimanere solo in un luogo sconosciuto e per giunta di notte. Ma don Chisciotte sembra non volerne sapere di rimanere, per cui lo scudiero tenta di convincerlo ad abbandonare il suo proposito di intraprendere l’avventura da solo suggerendogli inizialmente di cambiare strada, ma non ottenendo risultati gli consiglia di rimandare tutto al giorno successivo che, osservando gli astri in cielo, sostiene stia per giungere. Ma il cielo è coperto e il cavaliere lo prende in giro perché mente condizionato dalla paura. Per ultimo Sancho si appella alla bontà del suo padrone e dice: Yo salí de mi tierra y dejé hijos y mujer por venir a servir a vuestra merced, creyendo valer más y no menos; pero como la cudicia rompe el saco, a mí me ha rasgado mis esperanzas pues cuando más vivas las tenía de alcanzar aquella negra y malhadada ínsula que tanta veces vuestra merced me ha prometido, veo que en pago y trueco de ella me quiere ahora dejar en un lugar tan apartado del trato humano. Por un solo Dios, señor mío, que non se me faga tal desaguisado7. (I, cap. XX, p. 176). Sancho quindi chiede a don Chisciotte di restare, considerando un dovere del cavaliere la protezione dello scudiero, ma il suo padrone è irremovibile e 6 “Amico Sancio, devi sapere che io nacqui, per volere del cielo, in questa nostra età del ferro, per ripristinare in essa quella dell’oro, o aurea, come suol chiamarsi. (…) Tu vedi bene, legittimo e fedele scudiero, le tenebre di questa notte, il suo strano silenzio, il sordo e confuso stormire di questi alberi, il terrificante fragore di quell’acqua di cui venimmo in cerca, che sembra distaccarsi e precipitare dagli alti monti della luna, e quel picchiare incessante che ci ferisce e rattrista gli orecchi; le quali cose, tutte assieme e ciascuna per sé, bastano a infonder paura, timore e spavento, fin nel petto dello stesso Marte, tanto più poi a chi non è avvezzo a simili avvenimenti e avventure. Ebbene tutto ciò che io ti dipingo, non sono che incentivi e stimoli per il mio coraggio, che già mi fa scoppiare il cuore in petto per la voglia che ha di affrontare quest’avventura, quanto più essa si annunzia difficile. Stringi un po’, dunque, le cinghie a Ronzinante e rimani con Dio; e aspettami qui per tre giorni e non più, che se nel corso di essi io non torno, tu potrai far ritorno al nostro villaggio, e di là, per rendermi una grazia e un’opera buona, ti recherai al Toboso, dove dirai all’incomparabile signora mia Dulcinea che il cavaliere suo schiavo morí per affrontare imprese che lo rendessero degno di poter dirsi suo”. Miguel de Cervantes, Op. cit. , vol. I, cap. XX, p. 185. 7 “Io partii dalla mia terra e lasciai moglie e figli per venire a servire lei, credendo di diventare qualcosa di più, non già di meno: ma poiché l’avarizia rompe il sacco, a me mi ha lacerato tutte le speranza, poiché quando più forti le avevo di raggiungere quella maledetta e scalognata isola che tante volte la signoria vostra mi ha promesso, ecco che in cambio e compenso di essa, vedo che ora mi vuole abbandonare in una plaga cosí remota dal consorzio umano. Per quell’unico Iddio, non mi faccia, signore, un tale torto”. Miguel de Cervantes, Op. cit. , vol. I, cap. XX, p. 186. 6
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Sancho Panza, da scudiero fedele a governatore ''quasi'' ideale

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Informazioni tesi

  Autore: Federica Iudicello
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Palermo
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e culture moderne
  Relatore: Maria Caterina Ruta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 47

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