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Edizioni critiche di Arnaut Daniel, confronto tra i commenti

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1 Introduzione. Questo lavoro si concentra sull’analisi delle sette edizioni critiche di Arnaut Daniel: quattro italiane, una francese, una americana ed una spagnola. Dopo un approfondito studio delle edizioni, con particolare attenzione alle note e ai commenti, l’obiettivo è stato principalmente quello di illustrare, attraverso la comparazione di tutti i testi critici, come ogni autore abbia letto, interpretato e tradotto il canzoniere arnaldiano, al fine di potere ottenere un quadro organico e complessivo degli studi sul corpus lirico del poeta. Nello specifico, si approfondiranno gli argomenti sulle discussioni linguistiche e metodologiche e sui problemi legati alle ricostruzioni testuali. Attraverso la comparazione delle edizioni critiche prima menzionate, si evidenzieranno, per ogni autore, le scelte d’interpretazione del corpus poetico arnaldiano. I commenti dei critici sui luoghi dei testi di più interessante discussione, saranno confrontati tra loro, al fine di avere una lettura completa di tutte le risoluzioni proposte. Si tenterà di ampliare le ricerche già affrontate nelle edizioni critiche studiate, su alcuni riferimenti storici e geografici all’interno delle liriche, al fine di apportare un contributo alla periodizzazione dell’attività poetica del trovatore. Arnaut è poco amato come trovatore dai suoi contemporanei per le sue rime difficili da capire. Peire de Vic, meglio noto come Monaco di Montaudon, vissuto nella seconda metà del XII sec., in un commento sul nostro poeta, così si pronuncia:« […] non sapea fare se non matti versi che nessuno intendeva». Il biografo provenzale, posteriore di forse mezzo secolo, afferma:«Le sue canzoni non sono facili a intendere e ad apprendere». Lo stile di Arnaut Daniel è studiato e apprezzato nel Medio Evo da molti autori, tra cui Dante e Petrarca. Il trovatore «miglior fabbro del parlare materno» («Purgatorio», XXVI,117) e partecipante al trionfo d’amore, «gran maestro d’amor, ch’a la sua terra / ancora fa onor col suo dir strano e bello» («Triumphus Cupidinis»,IV,41-42) è imitato e rielaborato dai due poeti italiani. Nei suoi studi C.Pulsoni1 rileva quanto siano importanti ed originali i rapporti e i debiti di questi due grandi poeti con la lirica trobadorica, in particolare con quella di Arnaut. L’autore afferma che la ripresa del trovatore da parte di Petrarca non è però condotta sui toni e sugli artifici metrici come fa Dante ma, sulle strutture rimiche. L’autore dei «Rerum vulgarium fragmenta», pur ammirando l’estrema accuratezza del trovatore nella scelta dei rimanti, anche se:«continua ad utilizzare formule saldamente radicate nella tradizione» - evita di- «riproporre gli schemi già sperimentati» - dal suo predecessore fiorentino - «tentando di conservare una propria originalità compositiva». __________________________________________________________________________________ 1C. Pulsoni, “La tecnica compositiva nei Rerum vulgarium fragmenta. Riuso metrico e lettura autoriale”, Bagatto Libri, 1988, pp.91-92.
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Informazioni tesi

  Autore: Vanessa Micco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Lettere
  Relatore: Paolo Canettieri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 121

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