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Lingua dei segni italiana e tedesca: un'analisi comparativa. Il campo semantico dei mestieri e degli animali.

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11 E così come noi udenti impariamo a esprimerci verbalmente in modo naturale e spontaneo attraverso un processo cui siamo esposti fin dalla nascita, anche i sordi acquisiscono questo tipo di linguaggio non verbale in modo naturale e spontaneo se esposti ad esso fin dalla più tenera età. 1.1. Sordo, sordomuto, non udente, termini differenti. Stando alla definizione del vocabolario di Lingua italiana il termine sordità indica la riduzione più o meno grave dell‟udito, mentre con l‟aggettivo sordomuto si indica colui che è colpito da mutismo derivante dalla sordità congenita o acquisita prima dei cinque anni di vita. Ma è corretto l‟utilizzo di questo termine? Per quale motivo si è soliti definire queste persone “sordomute”? La risposta è da ricercarsi nella valutazione che della sordità si dava nel passato, quando non vi era consapevolezza del legame fra sordità e mutismo. In tutta Europa i sordi non avevano alcun diritto essendo considerati persone con gravi problemi mentali. La concezione per cui il pensiero si potesse sviluppare solo attraverso la parola articolata portava a credere che i sordi fossero addirittura "mentecatti furiosi". Durante il Medioevo prevaleva il pregiudizio che portava a considerare il sordomuto come un individuo stolto, incapace di ricevere la parola e di conseguenza estraniato da una qualsiasi educazione, diritto legale e sociale; essendo incapace di produrre la parola era perciò un selvaggio neanche riconosciuto giuridicamente. In realtà ora è ormai noto che l‟apparato fono-articolatorio dei sordi è perfettamente integro e perciò, se opportunamente educati al linguaggio verbale tramite rieducazione logopedica, i sordi possono imparare a regolare l‟emissione di suoni e parole. Nel corso degli anni la comunità degli udenti ha sempre cercato di trovare differenti termini per definire le persone colpite da sordità. Si sono susseguiti termini quali: “sordomuto”, “non udente”, “sordi preverbali” ecc. Ma questo nostro voler essere “politicamente corretti”, in realtà ai sordi non piace affatto. A testimonianza di ciò riporto un‟intervista apparsa nel giornale La Stampa il 23 Maggio 2009 a Serafino Timeo, ragazzo torinese sordo dalla nascita e presidente dell‟associazione Lislandia il quale dice: «Il termine "sordomuto" non esiste più […] La legge ha ufficialmente cambiato il termine "sordomuto" in "sordo". E non vogliamo neanche essere chiamati "non udenti", perché quel "non" rende l'espressione negativa. Allora noi dovremmo chiamarvi "non sordi"?». «Quello che veramente ci differenzia da voi è la nostra lingua, il Lis, Lingua, non linguaggio - ci tiene a specificare - perché non è un modo di comunicare e basta ma una vera e propria lingua, tanto che come la Lingua Italiana dei Segni, esistono innumerevoli altre lingue, una per ogni nazione. Anche una nota attrice sorda francese scrive nella sua autobiografia: Ho anche voglia di rispondere, a volte, a tutti quei termini tipo: «non udenti», […] proprio non mi vanno giù. I sordi dicono di se stessi: «sordi». È una parola francese, è chiara. Non udenti? È forse un difetto? Forse perché gli altri bisognerebbe specificare che non ci
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Lingua dei segni italiana e tedesca: un'analisi comparativa. Il campo semantico dei mestieri e degli animali.

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Informazioni tesi

  Autore: Veronica Siddi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue e letterature straniere
  Relatore: Maria Sofia Casula
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 103

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Parole chiave

arbitrarietà
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lessico della lis
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sordi
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