Lingua dei segni italiana e tedesca: un'analisi comparativa. Il campo semantico dei mestieri e degli animali.

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12 «sentono»? (Laborit E., 1995:239). Appare perciò evidente che le persone sorde vogliano essere riconosciute nella loro assoluta normalità di persone perfettamente in grado di condurre la loro vita al pari di tutti. 1.2. Cenni storici sulla cultura e l’educazione dei sordi La scarsa attenzione ai problemi dei sordi non si traduce certo nella loro inesistenza. Sappiamo che fin dall‟antichità i sordi sono stati oggetto di discriminazioni: privi di istruzione, erano completamente isolati nel loro stato e sfruttati per i lavori più umili e faticosi sia in seno alla famiglia che nel mondo esterno. Erano considerati ritardati mentali o peggio, secondo la legge degli antichi Romani, “mentecatti furiosi” e per decreto non educabili (Grimandi,1960). La sordità, però, colpisce persone di qualsiasi estrazione sociale, anche i membri di famiglie ricche e nobili che a causa di questo svantaggio non erano considerati in grado di diventare possibili eredi. Si può dire che anche che per questi motivi di ordine pratico, dagli strati superiori della società sono arrivate le maggiori pressioni per “risolvere” il problema. L‟educazione del sordo era, negli ambienti nobili, fondamentale affinché questi potesse liberarsi dalla condizione d‟incapacità giuridica. Infatti solo in questo modo egli avrebbe potuto ereditare il patrimonio di famiglia, i titoli nobiliari e ricoprire incarichi d‟alto rango. La prima persona che considerò seriamente la possibilità di educare i sordi fu Girolamo Cardano (1501-1576). È in questo periodo che nasce “l‟arte” di educare e istruire i sordomuti. Visto il carattere privato di questi maestri solo i figli sordi di persone ricche ed influenti potevano godere del privilegio di un‟educazione, mentre la maggior parte di loro rimaneva nell‟ignoranza e nella miseria. Il metodo su cui si concentrano questi maestri è quello orale. Essi partono dall‟ipotesi che, nell‟istruzione di un individuo, il senso dell‟udito possa essere sostituito da quello della vista. I primi esercizi che venivano impartiti erano innanzitutto quelli legati all‟apprendimento della distinzione tra respirazione o funzione vegetativa (fenomeno del tutto involontario, atto all‟ossigenazione del sangue) e respirazione fonica (per l‟emissione dei suoni). Quindi si passava all‟apprendimento delle diverse posizioni articolatorie dei singoli suoni. Successivamente si procedeva con lo studio delle sillabe, poi di gruppi fonetici più complessi e, infine delle parole. Per poter apprendere tutto ciò l‟alunno faceva affidamento sul suo senso della vista, agevolato dal tatto (per percepire le vibrazioni dei diversi suoni grazie alla leggera pressione sulla gola del maestro prima, e sulla propria poi) attraverso un processo di osservazione-imitazione. Dopo l‟insegnamento della pronuncia si passava all‟apprendimento del senso delle parole pronunciate dall‟allievo. Si entrava quindi nella fase di apprendimento della lingua, della lettura e della scrittura, associando i singoli suoni ai corrispondenti simboli grafici, e le parole all‟oggetto, all‟azione o alla qualità che esse designavano. Alla fine si poteva passare all‟insegnamento delle materie quali la religione, la storia, ecc. Il metodo di insegnamento

Anteprima della Tesi di Veronica Siddi

Anteprima della tesi: Lingua dei segni italiana e tedesca: un'analisi comparativa. Il campo semantico dei mestieri e degli animali., Pagina 6

Laurea liv.I

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Veronica Siddi Contatta »

Composta da 103 pagine.

 

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