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Pierre Janet, le origini della disaggregazione psicologica

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XVI di accennare anche ai lavori con cui Janet ha cercato di attribuire un significato a quei disagi esistenziali che non paiono trarre un significativo beneficio dall‟applicazione delle tecniche ipnotiche; disagi che, secondo il medico francese, andavano affrontati senza dover ricorrere a tentativi di risalire a dinamiche psicologiche non consapevoli. E questo a dispetto delle considerazioni dei suoi primi lavori, all‟interno dei quali egli aveva distinto con chiarezza le situazioni di totale obnubilamento della psiche da quelle in cui i moti del subconscio – per usare la sua terminologia – si manifestano in forma parziale e dunque una certa consapevolezza della realtà viene mantenuta, malgrado gli automatismi non controllati. Le sue considerazioni sull‟automatismo parziale lasciano intendere che il Janet conosciuto attraverso i suoi primi scritti fosse convinto che le interferenze del subconscio si manifestassero ed anzi fossero la causa delle problematiche psicologiche, anche nei casi di gravità relativamente minore. Ne consegue che la prassi terapeutica adottata inizialmente doveva necessariamente consistere nel tentativo di modificare i contenuti egodistonici che disturbavano il paziente. In seguito, però, Janet individuerà alcune patologie che a suo dire non deriverebbero da un antagonismo tra stati di coscienza. Tali patologie verranno affrontate con atteggiamenti improntati a tentativi di rieducazione che peraltro erano già comparsi sullo sfondo delle terapie ipnotiche, quali approcci integrativi che secondo il pensiero del medico francese dovevano servire a consolidare i risultati conseguiti attraverso la trasformazione o l‟eliminazione delle idee fisse. Quella che può sembrare una sorta di pura ingenuità, possiede in realtà una spiegazione che deriva direttamente dai postulati teorici sostenuti: il subconscio ipotizzato da Janet (1889), al contrario dall‟inconscio di Freud, non è una realtà data una volta per tutte e condivisa da ogni essere umano, ma è piuttosto la conseguenza di un restringimento del campo della coscienza, ovvero di un fallimento del processo di sintesi che rende la coscienza incapace di integrare parte di sé stessa a causa del prorompere all‟interno della psiche di eventi della vita dal sapore particolarmente grave ed intenso. Tale eventualità peraltro si manifesterebbe solo se sostenuta da una predisposizione derivante dal substrato organico della psiche. Così, generalizzando e semplificando alquanto, osserviamo che, mentre per Freud l‟inconscio è principalmente la sede delle pulsioni, gli equivalenti istintuali di Janet, ovvero le tendenze (1930), si risolverebbero nella dimensione conscia del soggetto. Effettivamente, in un individuo bene integrato, potrebbe non apparire alcun segno di scissione intrapsichica, il che significherebbe che le sue difficoltà esistenziali non
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Pierre Janet, le origini della disaggregazione psicologica

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Informazioni tesi

  Autore: Sergio Divino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Giorgio Blandino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 157

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