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Tempo e spazio nei romanzi di Dino Buzzati

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- 8 - verso il tempo e la sua misurazione, e in fondo non c’è da stupirsene: siamo, infatti, negli anni in cui si comincia a discutere sulla necessità di adottare un sistema orario valido in tutte le regioni del globo (l’odierno fuso orario basato sul meridiano di Greenwich) ed è quindi in questi anni che si ravviva l’interesse verso la dimensione temporale da parte di scienziati e letterati, pittori e filosofi che, come S. Agostino quindici secoli fa, hanno fatto del tempo uno degli oggetti privilegiati della propria riflessione; paradossalmente, però, proprio da questo periodo d’enorme interesse nascerà tutta una serie di teorie ed intuizioni che avranno come risultato finale il considerare il tempo inesistente; in questo modo non può esser considerato un caso il fatto che uno dei maggiori scrittori del novecento, Thomas Mann, permetterà a Hans Castorp, protagonista de La montagna incantata, di non aggiustare il proprio orologio durante i lunghi mesi di sanatorio, poiché lo strumento sarà spesso percepito dal personaggio come inutile. Dire chi abbia avuto più peso nel “condannare” l’esistenza del tempo è impossibile, ma di certo si devono considerare come fondamentali due figure su tutte: Bergson e Einstein. Il filosofo francese, infatti, è stato il primo ad ipotizzare, all’interno del Saggio sui dati immediati della coscienza 9 , la presenza di due diverse percezioni del tempo, una meccanico- scientifica e un’altra spirituale, dove la prima assumeva le caratteristiche di qualcosa di astratto e “quantitativo” in quanto risultava essere reversibile (si pensi alla ripetitività di un esperimento in laboratorio) e separato in attimi distinti e indipendenti l’uno dall’altro, come una collana in cui è possibile individuare e separare ogni pietra preziosa; il cosiddetto tempo della vita, invece, assumeva le sembianze di un gomitolo di attimi che si ingrossa sempre più su se stesso, dove ogni esperienza è legata, anche segretamente (vedi il concetto freudiano di inconscio…), ad altre e il tempo finisce per identificarsi con la durata reale, ovvero un flusso continuo non frazionabile in ore e minuti, diversamente vissuto da ciascun individuo perché esso sembra emergere dal sottosuolo della nostra psiche, tanto da non poter essere individuato dall’intelletto ma solo da una facoltà diversa e irrazionale, che Bergson denomina intuizione. Ecco allora delinearsi due tempi estremamente differenti, dove a uno che trova nella meccanica finitezza dell’orologio una sorta di vita in cattività, risponde l’altro dotato di una libertà quasi selvatica, la cui purezza è salvaguardata dalla presenza dell’intuizione: tutto ciò è ben visibile nella Ricerca del tempo perduto di Proust, dove i principi bergsoniani trovano 9 H. Bergson, Saggio sui dati immediati della coscienza, Torino, SEI, 1951
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Tempo e spazio nei romanzi di Dino Buzzati

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Informazioni tesi

Autore: Tommaso Menna
Tipo: Laurea liv.I
Anno: 2006-07
Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
Facoltà: Lettere e Filosofia
Corso: Lettere
Relatore: GiorgioPatrizi
Lingua: Italiano
Num. pagine: 57

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