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The UK banking system: structure, regulation and effects of the 2007-09 financial crisis

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was certainly a factor that made them vulnerable in times of panic and financial crisis. After a period of particularly severe economic collapse, at the end of 1825 Parliament passed a law to allow other banks to adopt the form of public limited companies but without the possibility of issuing paper money. A few years later, Parliament passed the Bank Act 1844,2 which shaped the structure of the UK banking system until the First World War and beyond, and under which the Bank of England surrendered its monopoly as a joint-stock bank in exchange for the prerogative to issue banknotes. It remained essentially a state institution (even if privately owned) at the service of the government, and at the end of the century had assumed the functions of a central bank. In fact, besides the Bank of England, the UK banking system included a number of commercial banks with equity capital that accepted deposits from the public and lent money to commercial enterprises, principally on short term. The number of these banks grew enormously till the seventies, both in London and countrywide. Later, due to mergers, the number of banks was reduced and in 1914 only forty remained, five of which, with headquarters in London but with branches throughout the country, controlled almost 2/3 of the total system (Cameron and Neal 2005). Another feature of the UK banking system was the existence in London of private investment banks. These private companies, such as NMRothschild & Sons, Baring Brothers and J.S. Morgan & Co., were devoted mainly to financing international trade and to international currency dealings, participating at the same time in the subscription of foreign securities that were inserted in the list of the London Stock Exchange. Clearly, Great Britain had many other financial institutions: savings banks, mutual aid societies, etc.. 1.2 The need for controls The business of banking is fraught with dangers, arising principally from the instability in the world economy and from human error or misjudgement. Like any other enterprise, a bank may be overtaken by events or may be governed unwisely. Bank failures are, therefore, no novelty. It is interesting that the Bank of England itself faced serious financial problems within two years of its foundation in 1694. Modern examples are not hard to find. The best-known is the upheaval in the financial world during the Great Depression in the 1930s which followed the US stock market crash in October 1929. More recently a period of difficulties occurred in the United Kingdom in 1973-6 as a result of the sharp fall in property prices. This development triggered the secondary banking crisis, which led to the failure of a number of fringe houses in the City and exercised a great deal of pressure on some medium-sized and even large banks. To prevent a general loss of confidence in the financial institutions, the Bank of England launched the “lifeboat operation”, joining fronts with the sound banks in order to bail out the endangered bodies (Ellinger, Lomnicka and Hooley 2006). The need to overcome the panic caused by the lack of confidence of clients and investors highlights two important issues. The first can be found in the need of the banking institutions to adopt laws which, on the one hand, can effectively regulate financial transactions and, on the other, can impose restrictions on the free entry of firms across the banking business. The second issue to consider is expressed essentially in the need to regulate the stability of individual banks through the 2 The Bank Act 1845 extended the legislation of 1844 to Scotland, mixing, in practice, the two systems.
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The UK banking system: structure, regulation and effects of the 2007-09 financial crisis

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Magno
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Lecce
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Finanza
  Relatore: Antonella Calogiuri
  Lingua: Inglese
  Num. pagine: 85

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Parole chiave

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