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Il Premio Scipione tra continuità e fratture. Cinque edizioni in cinquant'anni.

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4 I CAPITOLO IL PREMIO SCIPIONE: LE EDIZIONI DEL 1955 E DEL 1957 1. Il secondo dopoguerra in Italia Al secondo conflitto mondiale fece seguito un periodo di profonda crisi politica, sociale ed economica, che sconvolse anche la struttura del sistema culturale. Il tempo della ricostruzione fu caratterizzato in campo artistico da un rinnovamento a partire dalle dinamiche di internazionalizzazione e di mercificazione. L’informazione si era fatta più costante grazie allo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa che velocizzarono lo scambio di idee e di nuovi linguaggi, trasformandoli in breve tempo in patrimonio comune. Tuttavia i prodotti culturali finirono per essere trattati al pari degli altri beni di consumo, sulla spinta consumistica proveniente d’oltreoceano, provocando il pericolo di un appiattimento delle ricerche espressive. Certamente la seconda metà degli anni Quaranta segnò la fine delle Avanguardie storiche, in virtù di innovazioni in alcuni casi sottoposte a mode culturali, per scavare in ragione delle profonde lacerazioni aperte dal conflitto mondiale, un profondo solco che divideva due tendenze: l’arte astratta e quella realista. La polemica affiorò in occasione del primo Congresso Democratico delle Arti Figurative tenutosi a Roma nel 1946, quando Carrà, Casorati, Guttuso, Mafai, Morandi e Manzù, affiancati da altri intellettuali, si confrontarono sul loro ruolo nella società, provocando una spaccatura tra coloro che teorizzavano uno stretto rapporto tra arte e impegno civile, e coloro che invece, vedevano l’arte come un’evasione dalla realtà. Nell’ottobre del 1946 un gruppo di undici artisti, Birolli, Cassinari, Guttuso, Leonardi, Levi, Morlotti, Pizzinato, Santomaso, Turcato, Vedova, Viani, firmò a Venezia il manifesto Nuova Secessione Artistica Italiana; mentore il critico Giuseppe Marchiori. Dal loro tentativo di conciliare insieme nomi e posizioni distanti, grazie alla spinta unitaristica del dopoguerra, nacque il Fronte Nuovo delle Arti. Le premesse esistevano già dagli anni Trenta, quando la rivista “Corrente”, si era fatta portavoce dell’opposizione unanime al regime fascista, diventando in breve tempo un vero e proprio movimento. Vi aderirono artisti, architetti, critici d’arte, musicisti, disparati intellettuali, in nome dell’indissolubilità del fattore estetico da quello civile. All’interno di Corrente si profilarono le due anime future: quella realista, con a capo De Grada, e quella astratta, condotta da Birolli. La spaccatura tra questi due schieramenti si fece più profonda all’interno del Fronte Nuovo delle Arti, in seguito alla Prima Mostra Nazionale d’Arte Contemporanea, realizzata a Bologna nel 1948. Togliatti criticò l’iniziativa sulle pagine di “Rinascita”: “E’ una raccolta di cose mostruose[...].
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Il Premio Scipione tra continuità e fratture. Cinque edizioni in cinquant'anni.

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Informazioni tesi

  Autore: Giulia Scheggia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Ferrara
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Comunicazione della Cultura e delle Arti
  Relatore: Ada Patrizia Fiorillo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 96

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