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La crisi della carta stampata e i possibili sbocchi futuri

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9 Tutto lo scetticismo dell‟epoca si evinceva anche da una serie di espressioni che circolavano come possibile nuova definizione da attribuire ai futuri professionisti dell‟informazione, adesso alle prese con la Rete. Come si sarebbero chiamati i giornalisti del futuro? Semplicemente “giornalisti digitali”, “cibergiornalisti”, “netinformers”, “infomediari” o “onlineisti”? O peggio sarebbero stati solo dei “costruttori di connessioni”? Uno studio del Censis del 2001, quando Internet era ormai diventato una realtà, dal titolo “Primo rapporto sulla comunicazione in Italia”, dava l‟idea di come la categoria dei giornalisti si ponesse di fronte alla prospettiva di un nuovo modo di esercitare il loro mestiere, che facesse affidamento in larga parte sul web. Se per il 48,8% Internet e i new media erano “un inevitabile cambiamento”, per il 44,6% era “un‟opportunità‟”, per il 19,8% si trattava di una “vera rivoluzione”, mentre per il 9.9% sarebbero stati uno “strumento di democrazia”. Alcuni tuttavia non ne erano così convinti e ancora mostravano scetticismo di fronte all‟avvento di Internet: per il 13,2% si trattava di una “scommessa”, mentre per il 12,4% era una “incognita rischiosa” o addirittura “la fine dell‟informazione approfondita” secondo un 18,7% degli intervistati, peraltro tutti appartenenti a settori tradizionali del giornalismo5. Gli stessi si mostravano però anche consapevoli del cambiamento in atto, e –interpellati su come sarebbe stato il futuro della loro professione- rispondevano che sarebbe accresciuto il ricorso a service e fornitori di servizi completi (54,8%), a free lance e liberi professionisti (51,6%), che ci sarebbe stata una figura più ampia di comunicatore (43%), e per un pessimista 3,3% non ci sarebbero più stati giornalisti6. A testimonianza di questo atteggiamento di chiusura nei confronti del nuovo, un giornalista di prestigio quale è Ferruccio De Bortoli (da aprile 2009 direttore del “Corriere della Sera”) ha dichiarato in un‟intervista come il lavoro dei giornalisti della Rete sia forse tuttora considerato come accessorio a quello della carta stampata, se non di serie B. “E‟ un atteggiamento storico difensivo”, ha spiegato, “all‟inizio di questo processo, nelle redazioni del web finivano giornalisti a fine carriera, oppure che non trovavano collocazione 5 Sergio Lepri, Professione giornalista, Etas, 2005, p.236 6 Ibidem Rapporto Censis 2001: per il 12,4% Internet è una “incognita” De Bortoli: “nel giornalismo atteggiamento di chiusura verso il web”
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La crisi della carta stampata e i possibili sbocchi futuri

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Informazioni tesi

Autore: Ilaria Mariotti
Tipo: Tesi di Master
Master in Editoria, Giornalismo e Management culturale
Anno: 2009
Docente/Relatore: Luana Silighini
Istituito da: Università degli Studi di Roma La Sapienza
Lingua: Italiano
Num. pagine: 84

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