Le misure di prevenzione: microsistema giuridico penale connotato da perenne emergenza

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19 destinare gli oziosi ed i vagabondi alla bonifica delle terre malariche, indipendentemente dal compimento di un reato 34. La posizione complessiva della scuola positiva sul trattamento degli oziosi e vagabondi risultava realmente contrassegnata da notevoli margini di incertezza ed ambiguit , che si ponevano in parziale contrasto con l esplicito rifiuto del sistema preventivo di polizia. La dottrina recente ha riservato un estremo interesse al pensiero positivista non tanto sulle posizioni ufficiali ed esplicite tentando di comprendere se ed in quali limiti i positivisti abbiano offerto ulteriori elementi di legittimazione alle misure di polizia vigenti a cavallo dell Ottocento. Il punto di partenza Ł costituito dalla sostituzione della funzione retributiva della pena con le finalit riabilitative-curative proprie delle misure di sicurezza. Alla ovvia accusa di limitarsi a incapacitare i soggetti marginali, eliminandoli dal contesto sociale, il sistema preventivo personale avrebbe reagito millantando le finalit di emenda e di recupero sociale 35 che caratterizzavano, secondo l insegnamento positivista, ogni ambito dell intervento penale. L altro aspetto Ł costituito dalla creazione delle fattispecie soggettive di pericolosit , che i positivisti avevano costruito ora in chiave meramente antropologica, ora con maggiore attenzione alle dinamiche sociali ed economiche. Questi modelli facevano riferimento non solo al delinquente- tipo (ladri, assassini) ma anche a figure devianti e marginali (vagabondi, prostitute). Anche sotto questo profilo, il sistema preventivo personale sarebbe uscito rafforzato dalla previsione di modelli soggettivi di riferimento, che sembravano giustificare l intervento preventivo di polizia indipendentemente dalla commissione di un reato, soprattutto quando tale intervento veniva mascherato con le finalit di emenda. Infine, l idea cara a tutti i positivisti che esistessero delinquenti incorreggibili avrebbe certamente contribuito a legittimare quella spirale perversa per cui un soggetto pericoloso poteva essere progressivamente eliminato dal tessuto sociale, tramite il ricorso a misure sempre piø incisive sulla libert personale, anche indipendentemente dalla commissione di un reato. Quindi, nell analisi della pericolosit sociale, la perdita di valore del dato prognostico del reato a favore di valutazioni di carattere antropologico o criminologico avrebbe offerto una indispensabile giustificazione teorica ai provvedimenti limitativi della libert personale, sganciati dall accertamento di una violazione penale. E possibile, per , mettere in rilievo un altro elemento e cioŁ il fatto che in quell ambito culturale si approfondiva l idea, gi presente nel pensiero classico, che la legittimit del modello preventivo dipendesse dalla sua reale effettivit , dalla sua capacit di ridurre i reati all interno della societ . 1.4 Fascismo. Con l entrata in vigore del t.u. di p.s. del 1926 e con il successivo t.u.l.p.s del 1931 veniva chiarita la strategia di fondo del regime: estendere in via ordinaria le misure di prevenzione personale anche alla pericolosit politica ed amministrativizzare la loro applicazione. L ammonizione diveniva applicabile agli oziosi, ai vagabondi abituali validi al lavoro non provveduti di mezzi di sussistenza o sospetti di vivere col ricavato di azioni delittuose; alle persone designate dalla pubblica voce come pericolose socialmente o per gli ordinamenti politici dello Stato; ai diffamati, cioŁ a quelle persone designate dalla pubblica voce come abitualmente un delitto in eccesso alcolico ) sia situazioni nelle quali si prescinde datale elemento, con la sola avvertenza che nella prima ipotesi si tratterr di un sostituivo del carcere o del manicomio, nel secondo di un momentaneo rifugio, una specie di istituto di correzione ( ivi, 357). 34 M. REBORA, Oziosi evagabondi, in Enc. giuridica italiana, XII, Milano, 1915, p.1302. 35M. PAVARINI, Le fattispecie soggettive di pericolosit nelle leggi 27.12.1956 n. 1423 e 31.05.1965 n. 575 , in: Le misure di prevenzione. Atti del convegno di Alghero, Milano, 1975. L autore sostiene esplicitamente: Anche le misure di prevenzione pur restando in effetti ancora strumenti di una politica criminale oggettivamente tesa alla sola difesa sociale ricevettero nella nuova finalit emendativa-rieducativa la necessaria sublimazione, capace di riproporle ideologicamente in una veste di maggior credibilit politica. E chiaro poi ( ) che la storia che seguir sar la storia dell insanabile antinomia fra finalit dichiarate e finalit oggettivamente perseguite .

Anteprima della Tesi di Francesco Iovino

Anteprima della tesi: Le misure di prevenzione: microsistema giuridico penale connotato da perenne emergenza, Pagina 11

Diploma di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Francesco Iovino Contatta »

Composta da 325 pagine.

 

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