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Le misure di prevenzione: microsistema giuridico penale connotato da perenne emergenza

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21 di ordine procedurale ( in primo luogo, il diritto di difendersi di fronte alla commissione) che il sistema liberale aveva garantito, almeno in parte, in ordine all applicazione del domicilio coatto 40. Gli atteggiamenti della dottrina del ventennio nei confronti delle misure disciplinate dai due testi unici del 1926 e 1931 erano stati sostanzialmente due: lo scadimento di interesse per i temi che avevano appassionato il dibattito nei decenni precedenti, dall Unit d Italia in poi, sia nella cultura classica che in quella positivista; la grande rilevanza assunta dalla disputa tecnico-giuridica sulla natura, giurisdizionale o amministrativa, dei nuovi interventi preventivi del codice penale Rocco: le misure di sicurezza. Il silenzio sembrava coinvolgere quasi tutta la cultura giuridica: le linee portanti della cronica crisi delle misure di prevenzione scomparivano sia dalla cronaca giuridica che dal dibattito dottrinale. La piena subordinazione dell individuo e dei suoi diritti alle esigenze di conservazione dello Stato, che il fascismo ereditava da una certa cultura liberale (l autoritarismo liberale aveva caratterizzato buona parte della cultura giuridica precedente al ventennio: ne erano un esempio le elaborazioni di Gerber e Ranelletti, esponenti di una cultura secondo la quale non vi Ł libert o diritto individuale prima dello Stato 41, e che tendeva ad identificare quest ultimo con l amministrazione) e portava alle estreme conseguenze , rendeva impossibile una critica al sistema complessivo della prevenzione di polizia. L atteggiamento di fondo era di conferma alla piena legittimit e necessit dell intervento preventivo dello Stato, basato addirittura sul diritto dello Stato alla legittima difesa42, con il solo limite che esso fosse fondato su di un pericolo reale e non presunto43, senza peraltro spiegare gli indici attraverso i quali tale effettivit del pericolo potesse essere accertata. Grande rilevanza era assunta dalla disputa tecnico-giuridica sulla natura, giurisdizionale o amministrativa, dei nuovi interventi del codice penale Rocco: le misure di sicurezza. Obiettivo del regime fascista era quello di svalutare gli aspetti di contiguit tra le nuove misure e la pena tradizionale, per costituire un ambito di intervento preventivo, sia post che praeter delictum, riconducibile sempre e comunque agli interessi ed alla valutazione discrezionale dello Stato-amministrazione, quand anche nelle modalit applicative intervenisse accidentalmente l autorit giudiziaria 44. La natura amministrativa delle misure di sicurezza, dichiarata dalla rubrica del titolo VIII del libro I del c.p..del 1930 non costituiva una mera questione sistematico formale, ma coinvolgeva una visione (dei rapporti tra cittadino e autorit da un lato, e tra i poteri dello Stato dall altro, ) secondo la quale l amministrazione poteva legittimamente e discrezionalmente valutare quali interventi compiere ai fini della prevenzione della criminalit , intervenendo in maniera anche molto incisiva nella sfera di libert dei soggetti, al di fuori di qualsiasi controllo. Si opponevano alla qualificazione amministrativa di tali misure i giurisdizionalisti i quali, a dimostrazione che quel dibattito non avesse natura meramente accademica ma sottintendesse una specifica visione dello Stato e dei suoi poteri (visione ereditata dall autoritarismo liberale), sostenevano l importanza del reato quale presupposto per l applicazione delle misure di sicurezza 45 e l inesistenza di un diritto soggettivo dello Stato alla loro applicazione ed esecuzione46. Per i (art. 168 e 176 T.U. 1926). -- L’ammonizione ha la durata di due anni ed Ł pronunciata da una commissione provinciale composta dal prefetto, dal procuratore del Re, dal questore, dal comandante l’arma dei carabinieri reali nella provincia e da un ufficiale superiore della milizia volontaria per la sicurezza nazionale, designato dal comando di zona competente. La commissione Ł convocata e presieduta dal prefetto. 40 D. PETRINI, La prevenzione inutile, cit., p.136. 41 G. AMATO, Individuo ed autorit nella disciplina della libert personale, Milano, 1976, p. 261. 42 A. SACCONE, La legge di pubblica sicurezza, Milano, 1930, p.185. 43 A. SACCONE, La legge di pubblica sicurezza, cit., p. 241. 44 D. PETRINI, La prevenzione inutile, cit., p.148 45 G. VASSALLI, La potest punitiva , Torino, 1940. Piø volte l autore insiste su questo aspetto: Pur riconoscendo come nella misura di sicurezza domini l intento difensivo contro la criminalit futura, non possiamo d altro canto esimerci da considerare che le misure di sicurezza presentano altres , rispetto alle restanti misure adottate dallo Stato nei confronti di soggetti o cose o stati di cose pericolosi, la spiccata peculiare esclusiva caratteristica di costituire mezzi di lotta contro il reato. E questo comune denominatore delle pene e delle misure di sicurezza, rappresentato dal costante necessario rapporto che entrambe avvince al reato, che a nostro avviso neutralizza (beninteso, solo in questo ben determinato ordine di idee) il carattere differenziale rappresentato dalla tendenza dell un genere di misure alla prevenzione e dell altro alla repressione ( Ivi, p. 351. Il corsivo Ł nel testo). 46E probabilmente questo l elemento decisivo per individuare le ragioni reali sottese alla discussione tra giurisdizionalisti e fautori della natura amministrativa delle misure. Nella parte conclusiva e riassuntiva del capitolo
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Le misure di prevenzione: microsistema giuridico penale connotato da perenne emergenza

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Iovino
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: LMG01 Laurea magistrale in giurisprudenza
  Relatore: Sergio Moccia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 325

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Parole chiave

corte e.d.u
excursus storico
misure di prevenzione
misure di prevenzione sport
misure patrimoniali
misure personali
pacchetto sicurezza 2008
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