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Le misure di prevenzione: microsistema giuridico penale connotato da perenne emergenza

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17 volte a colpire comportamenti che, per la carenza di tipicit e tassativit , violavano il principio di legalit e non potevano avere cittadinanza all interno del codice penale rispondeva a logiche di difesa sociale che non indussero mai il Carrara a prevedere e giustificare la limitazione della libert personale di un cittadino sulla sola base di un sospetto di reit . Anche sul piano della pericolosit sociale, quando ipotizzava un intervento preventivo nei confronti di quelle situazioni che facessero temere per la sicurezza sociale, Carrara faceva sempre riferimento ad ipotesi contravvenzionali, caratterizzate dalla maggiore speditezza di accertamento; punibili sulla base del solo compimento del fatto; accertabili indipendentemente dal danno e dalla colpevolezza; ma pur sempre contrassegnate da un apprezzabile grado di tipicit e tassativit . Un qualche rapporto tra questa impostazione ed il sistema preventivo personale, lo si poteva rinvenire solamente nella carenza di giurisdizionalit che contraddistingueva, anche per Carrara, il magistero di polizia, ma non certamente nel suo tratto piø inquietante e caratteristico: l aggiramento del principio di legalit tramite il ricorso a provvedimenti formalmente preventivi, che nella sostanza infliggevano pesanti limitazioni alla libert personale indipendentemente dalla commissione di un reato. L approccio critico nei confronti di tali misure veniva fatto proprio dalla maggior parte degli esponenti della cosiddetta Scuola classica , i quali giunsero finanche a contestarne, oltre che la legittimit , anche la stessa effettivit con riguardo alle finalit cui le misure stesse erano in definitiva funzionali. 1.3 Scuola positiva. Egualmente critico risulta , nel suo complesso, l approccio al problema espresso dagli esponenti della c.d. Scuola positiva, anche se le impostazioni teoriche propugnate dai positivisti offrivano in qualche misura argomenti per legittimare il diritto di prevenzione. Nella misura in cui, infatti, la pena veniva a perdere i propri tradizionali (ed esclusivi) contenuti retributivi, per acquisire nuove valenze di natura emendativa, e nella misura in cui il concetto di pericolosit sociale veniva a costituire il baricentro dell intero sistema penale la cui finalit ultima sarebbe stata di conseguenza non solamente repressiva ma anche preventiva, era evidente che le misure di prevenzione potevano essere in effetti non del tutto estranee al quadro che si era andato componendo. Alla base della posizione positivista in materia di misure di polizia si collocava il superamento della tradizionale funzione repressiva della pena, che costituiva la giustificazione principale di un autonomo codice preventivo, al fianco del diritto penale sostanziale. L intera opera di E. Ferri era finalizzata a dimostrare l inutilit della funzione preventiva della pena tradizionale, retributiva e proporzionata alla gravit del fatto commesso, e la conseguente necessit di sostituirla con le misure di sicurezza. Il punto di partenza era costituito dalla verifica della inutilit della pena retributiva rispetto al fine di ridurre la criminalit 28. La sua unica funzione reale consisteva, infatti, nell incapacitare temporaneamente il delinquente, senza riuscire ad incidere sulle cause dei comportamenti criminosi. I positivisti proponevano di ovviare a questa inevitabile carenza di effettivit della pena attraverso il ricorso a strumenti di carattere preventivo che, al di fuori di qualsiasi opzione retributiva, fossero idonei a guarire il delinquente matto, a risocializzare il deviante, a scoraggiare l occasionale, ad incapacitare definitivamente l incorreggibile 29. Gli interventi di natura sociale ed 28 FERRI dimostra la inutilit della pena retributiva partendo dalla legge di saturazione criminale, dalla quale deriverebbe che i reati aumentano e diminuiscono per una somma di ben altre ragioni, che non siano le pene facilmente comminate dai legislatori ed applicate dai giudici ( E. FERRI, Sociologia criminale, I , ed.5^, Torino 1929, p. 421). 29 Per quanto strano possa sembrare a primo aspetto, non Ł meno vero nØ meno concorde colla storia, la statistica e l osservazione diretta dei fenomeni criminosi, che ad impedire i reati le leggi che hanno efficacia minore sono le leggi penali, poichØ la parte maggiore spetta alle leggi dell ordine economico, politico, amministrativo (E. FERRI, Sociologia criminale, I, cit, pp. 538,539).
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Le misure di prevenzione: microsistema giuridico penale connotato da perenne emergenza

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Iovino
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: LMG01 Laurea magistrale in giurisprudenza
  Relatore: Sergio Moccia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 325

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Parole chiave

corte e.d.u
excursus storico
misure di prevenzione
misure di prevenzione sport
misure patrimoniali
misure personali
pacchetto sicurezza 2008
pacchetto sicurezza 2009

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