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Abuso del processo amministrativo

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4 morale e laico2, condannando al tempo stesso la mancanza di un’adeguata regolamentazione o previsione normativa che consentisse di stabilire, caso per caso, figura per figura, fattispecie per fattispecie – quando, in quali condizioni ed oltre quali limiti “l’uso” da definirsi come corretto o proprio (e quindi legittimo) di una determinata situazione subiettiva, di sostanziale vantaggio per il titolare o per chi altro titolo se ne vale, si convertisse in “uso” scorretto, improprio (quindi illegittimo) e da considerare come abusivo3. 2La dottrina storico-sociale spiega la genesi in manifestazioni dell’economia capitalistica della seconda metà del secolo XIX, concretatesi in condotte non sanzionate legalmente ma improntate a scorrettezza (la concorrenza sleale e gli atti emulativi); quella etico- religiosa e teleologica- morale (secondo cui i diritti devono essere esercitati nei limiti dei doveri che ognuno ha verso Dio, se stesso ed il prossimo); quella laica, che impone l’esercizio del diritto in conformità alla coscienza sociale. Sul punto vedi RESCIGNO Pietro; L’Abuso del diritto, in Rivista di Diritto Civile, 1965, pag. 205 e seg. 3 Nel nostro codice non esiste una norma che sanzioni in via generale l’abuso del diritto. La cultura giuridica degli anni ’30 riteneva che l’abuso del diritto, più che essere una nozione giuridica, fosse un concetto di natura etico - morale, con la conseguenza che colui che ne abusava veniva considerato meritevole di biasimo, ma non di sanzione giuridica. Tale contesto culturale, unitamente alla preoccupazione per la certezza del diritto, attesta la grande latitudine di potere che una clausola generale, come quella dell’abuso del diritto, avrebbe attribuito al giudice e impedì che venisse trasfusa nella stesura definitiva del codice civile italiano del 1942. Quella norma del progetto preliminare (art. 7) proclamava, in termini generali, che “nessuno può esercitare il proprio diritto in contrasto con lo scopo per il quale il diritto medesimo gli è stato riconosciuto”. In questo modo il codice italiano si poneva in contrasto con la legislazione di altri ordinamenti, in particolare tedesco e svizzero, contenenti, per contro, una norma repressiva dell’abuso del diritto. Il modello tedesco reca, infatti, la regola, frutto di generalizzazione dell’antico divieto di atti di emulazione, secondo la quale “l’esercizio del diritto è inammissibile se può avere il solo scopo di provocare danno ad altri” ; l’art. 2 del codice civile svizzero ha adottato la più ampia formulazione secondo la quale “il manifesto abuso del proprio diritto non è protetto dalla legge”. Il legislatore del ’42 ha, pertanto, preferito ad una norma di carattere generale norme specifiche che consentissero di sanzionare l’abuso in relazione a particolari categorie di diritti.
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Abuso del processo amministrativo

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Informazioni tesi

Autore: Angelo Maria Leotta
Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
Anno: 2009-10
Università: Università degli Studi di Catania
Facoltà: Scienze Politiche
Corso: Scienze delle pubbliche amministrazioni
Relatore: SebastianoLicciardello
Lingua: Italiano
Num. pagine: 108

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