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La presunzione di innocenza

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sopraffazione degli individui. In primo luogo la tortura, perchØ “se il delitto è incerto è cosa ingiusta porre al tormento un cittadino che forse è innocente” 7 , ed anzi “non devesi tormentare un innocente, perchØ tale è secondo le leggi un uomo i di cui delitti non sono provati”. 8 E, poi, il carcere preventivo, che, quando sia rimesso all’arbitrio dei magistrati e attuato nella stessa guisa della pena, fa sì che un cittadino “resta disonorato, sebbene innocente, tosto che alcune infelici combinazioni si riuniscano contro di lui” 9 ; le regole probatorie e di giudizio, concepite secondo una logica vessatoria che scarica sull’imputato le difficoltà e le incertezze della ricerca giudiziaria, “quasichØ le leggi e il giudice abbiano interesse di non cercare la verità, ma di provare il delitto”, fino ad ammettere “le tiranniche presunzioni, le quasi-prove, le semi-prove (quasi che un uomo potesse essere semi-innocente o semi-reo, cioè semi-punibile o semi-assolvibile)”, mentre i delitti “per meritar pena debbono essere certi”; la ridda di ipotesi di absolutio ab instantia e la possibilità di perseguire senza limite una persona determinandone “l’incertezza della sorte” 10 . Il tema esce dal dibattito con linee ben definite: dire “innocente” vale quanto connotare lo status del cittadino nell’integrità delle sue prerogative originarie, e tale è per la legge l’accusato sino a che non intervenga la decisione di colpevolezza. Di qui i corollari, che si snodano puntuali lungo due filoni: durante il processo i diritti di libertà dell’accusato possono essere limitati non perchØ a suo carico esista una imputazione, ma in quanto ricorra in concreto la necessità di garantire il buon esito dell’indagine giudiziaria; d’altro canto, perchØ l’imputato sia dichiarato 7 VERRI P., Orazione panegirica sulla giurisprudenza milanese (1763), in BECCARIA, Dei delitti e delle pene, con una raccolta di lettere e documenti relativi alla nascita dell’opera e alla sua fortuna nell’Europa del Settecento, a cura di F. Venturi, 3° ed., p. 132. L’argomento è ripreso dal Verri nelle Osservazioni sulla tortura, e singolarmente sugli effetti che produsse all’occasione delle unzioni malefiche alle quali si attribuì la peste che devastò Milano l’anno 1630 pubblicata per la prima volta nel 1804, par. II, a cura di G. Barni, p. 91 e seg., che soggiunge un ulteriore e assai interessante argomento, ispirato alle “naturali garanzie” che competono all’accusato e di cui è depositario garante il giudice: “il porre un uomo innocente fra que’strazi e miserie è piø ingiusto, quanto che fassi colla forza pubblica istessa confidata ai giudici per difendere l’innocente dagli oltraggi”. 8 BECCARlA, Dei delitti e delle pene (1764), par. XIX, in La letteratura italiana. Storia e testi, vol. 46, Illuministi italiani, tomo III, Riformatori lombardi, piemontesi e toscani, a cura di F. Venturi, p. 54 e seg. 9 BECCARIA, Dei Delitti, cit., par. XXIX, p. 70 e seg. 10 BECCARIA, Dei Delitti, cit., par. XXXI, p. 83, par. XIV, p. 51, par. XXX, p. 73. 7
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La presunzione di innocenza

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Informazioni tesi

  Autore: Giacomo Lembo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Foggia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Donatella  Curtotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 94

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Parole chiave

art 27 cost
art.27 2° co.
c.p.p. del 1913
condanna definitiva
dibattito in assemblea costituente
innocenza
non colpevolezza
presunzione di innocenza

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