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Per l'unità della giurisdizione

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della giurisdizione collegato a quello di effettività della tutela – impone di attribuire rilievo, per ottenere tutela, non già alla domanda giudiziale identificata in base ai tradizionali criteri (e quindi con rilievo essenziale del petitum), bensì alla domanda di giustizia, ossia all’atto in sé di chiedere protezione giurisdizionale di una propria situazione giuridica soggettiva, di cui si prospetti la lesione per determinate cause. La trasmigrazione delle cause anche tra giudici appartenenti a diversi ordini giurisdizionali ha prodotto, inoltre, una sorta di assimilazione nella disciplina della questione di giurisdizione e di competenza. Il difetto di giurisdizione infatti, al pari di quello di competenza, non comporta più la chiusura in rito del processo. Quest’impostazione è stata valorizzata in una recente pronuncia delle Sezioni Unite, sentenza n. 24883/2008, con cui è stato drasticamente ridimensionata la portata precettiva dell’art. 37 c.p.c. che consente il rilievo del difetto di giurisdizione in “ogni stato e grado” del processo. La Suprema corte ricorda infatti che l’art. 38 c.p.c. non consente la rilevabilità del difetto di competenza “forte” oltre la prima udienza di trattazione, pur trattandosi di criteri di attribuzione della cognizione dettati da esigenza di ordine pubblico, al pari di quelli relativi alla giurisdizione. Il segnale che ne deriva è, secondo la Cassazione, nel senso che i criteri di ripartizione della competenza, anche quando siano dettati da ragioni di ordine pubblico devono essere conciliati con le esigenze di celerità del processo. Orbene, secondo la Corte, dal momento che l’affermazione del meccanismo della c.d. translatio iudicii ha fortemente assimilato il difetto di giurisdizione a quello di competenza, l’art. 37 c.p.c. ha subito un’erosione di principio, nel senso che il contenuto letterale della norma, che consente la rilevabilità del difetto di giurisdizione in ogni stato e grado, deve cedere il passo all’odierna intenzione del legislatore frutto dell’evoluzione storica del sistema che impone termini perentori per la verifica della potestas iudicandi. 8
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Per l'unità della giurisdizione

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Informazioni tesi

  Autore: Michele Di Michele
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Cesare Cavallini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 183

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circolazione probatoria
connessione di cause
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errore scusabile
giudicato interno implicito
giurisdizione
oggetto del processo
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ragionevole durata del processo
riassunzione
translatio iudicii

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