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La Bella Scontrosa - Jacques Rivette tra cinema e pittura

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3 quadro risultato dal lavoro sulla sua compagna, critica Frenhofer per aver scelto di sacrificare il genio sull’altare dell’amore. Il critico infine acquista la tela convinto di avere il massimo dell’espressività, quando invece si tratta di una copia sbiadita e edulcorata del soggetto. 1.2 IL GENERE Antonio Costa, lo studioso che più si è occupato del rapporto Cinema-Pittura, cita “la Bella Scontrosa” come esempio di film con valore “anagogico”. 1 Rivette cioè tiene un discorso sulla filosofia pittorica e sui pittori che a partire da una realtà imperfetta mirano a riscoprirne una superiore. Il regista segue passo passo i movimenti che portano alla creazione di un capolavoro che risulta, appunto perché troppo significativo, non mostrabile ad occhi profani. Ogni artista s’ispira a un modello vicino o lontano al quale però l’opera conclusa potrebbe non assomigliare almeno a uno sguardo superficiale. Il fine di Frenhofer non è l’imitazione ma l’espressione: l’esaltazione della musa che si sottrae alla riproduzione ma ne influenza il risultato. Il quadro che completa sembrerebbe essere riuscito perchè non riproduce una realtà già evidente ma spiega gli aspetti che a prima vista non si possono cogliere. Rivette autore molto impegnato anche sul versante della critica d’arte si sofferma inoltre sul rapporto autore-fruitore analizzando le responsabilità che entrambi hanno nei confronti dell’opera e delle persone coinvolte. Nel momento in cui viene fissata un’immagine su pellicola (o una qualsiasi rappresentazione visiva) tutti i fruitori colgono lo stesso dato sensibile: dei molti possibili sguardi uno diviene la sintesi diffusa. Nel cinema il regista e i diversi autori guidano la visione più che in altre forme d’arte. Da questa considerazione muove il film di Rivette che indaga prima quali siano le aspirazioni dell’artista e le difficoltà nella rappresentazione, poi gli effetti che la sua opera avrebbe per coloro che ne fruiscono. Per realizzare un’idea l’artista ricerca un modello che di quell’idea possieda almeno qualche tratto per supportarlo nel difficile trasferimento tra il “mondo delle Idee” e il “mondo delle Cose”. La modella che posa appare agli occhi dell’artista come una copia del Modello Ideale. Porta l’originale dentro di sé. Rivette non ci mostra mai il quadro così come Frenhofer non lo condivide con nessuno al di fuori della compagna, della modella, e della piccola Magaline. 2 1 Cfr. Antonio COSTA, Il cinema e le arti visive, Einaudi, Torino, 2002, p. 49. p. 65 parla di “film teorici sulla pittura” e in questa lista include “La Belle Noiseuse” che riprende poi singolarmente da p. 67. 2 Sul diverso finale del film rispetto al racconto di Honorè de Balzac e sui motivi stilistici di tale scelta si vedano: Giulia LAVARONE, Jacques Rivette: indagine sul processo creativo, tesi di laurea Storia e critica del cinema, a.a. 2004-2005, Università degli studi di Padova, §6, La Belle Noiseuse 1991, p. 10-12 .
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La Bella Scontrosa - Jacques Rivette tra cinema e pittura

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Bortoli
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della comunicazione
  Relatore: Alberto Scandola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 36

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