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Prospettive di democratizzazione: i paesi del Maghreb

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12 prima di essere allargate all’intera popolazione. Tuttavia, questa strada indicata da Dahl incontra oggi numerosi ostacoli. Che soprattutto nel mondo arabo sembrano particolarmente insormontabili. La mobilitazione nazionalista nei paesi arabi, sia in epoca di decolonizzazione che negli anni successivi, ha infatti creato delle condizioni completamente diverse rispetto per esempio all’Inghilterra settecentesca. L’“irruzione delle masse in politica” è un fenomeno largamente condiviso anche dal mondo arabo, nonostante i recenti tentativi di “depoliticizzare” il dibattito pubblico e l’enorme numero di ostacoli che la partecipazione politica incontra oggi. Una terza posizione nel dibattito è rappresentata dall’approccio strutturale. Che mira ad identificare le condizioni socio-economiche strutturali per lo sviluppo di una democrazia. Rueschmeyer, Stephens e Stephens 11 , per esempio, sottolineano gli enormi ostacoli che incontra le formulazione degli interessi da parte delle classi più basse, e come questo costituisca il vero punto cruciale di ogni transizione democratica. La transizione, infatti, va necessariamente ad intaccare gli interessi non solo dell’élite governante, ma anche di un’ampia fascia di borghesia che ha costruito il proprio status socio-economico sulla collusione con un potere fondamentalmente autoritario. Pertanto, il processo di transizione deve necessariamente coincidere con una riformulazione delle forme e delle strutture di potere (materiale e non), al fine di garantire l’espressione e la rappresentanza dei diritti socio-economici e politici delle classi disagiate. Mentre larga parte della letteratura classica sulle democrazia suggerisce che parti della borghesia si allineino con gli strati inferiori per la conquista del potere, il punto sollevato da Rueschmeyer, Stephens e Stephens indica invece la possibilità chela borghesi astringa un’alleanza con la classe governante contro gli esclusi, ovvero le grandi masse. Questa possibilità può rappresentare un ostacolo fondamentale alla democratizzazione soprattutto in casi, come quello del mondo arabo, in cui lo Stato è stato fondato sull’esclusione di alcune parti della cittadinanza, anche attraverso un utilizzo ricorrente a varie forma di populismo. È bene a questo punto fare un passo indietro, ed inquadrare il contributo dell’approccio strutturale alla democrazia in un più ampio dibattito relativo al rapporto tra i fattori economici e democrazia. I primi studi sono stati proposti da Lipset, che ha poi ripreso più volte la questione. Secondo Lipset, la democrazia si accompagna ad un certo grado di sviluppo economico. Tanto più una nazione è economicamente sviluppata, tanto più essa sarà propensa ad intraprendere u a transizione democratica. Le “regressioni autoritarie” degli anni ’70 in America Latina hanno tuttavia sollevato dubbi relativamente a questa relazione lineare. Da un lato, i teorici della dipendenza hanno capovolto i termini della questione, suggerendo che il grado di penetrazione e di dipendenza dalle potenze esterne ha un effetto fortemente negativo sulle nuove democrazie. Lo sviluppo economico, dopo un certo punto, diventa dunque controproducente. Dall’altro, Lipset e altri sulla sua scia hanno raccolto il suggerimento sulla relazione curvilinea tra sviluppo economico e democrazia, ma hanno precisato che la curva ha la forma di una “N”, in cui la relazione tra democrazia e sviluppo è positiva in un primo momento e sul lungo 11 D. RUESCHEMAYER, E. STEPHENS e J. STEPHENS, Capitalism development and democracy, Cambridge, Policy press, 1992.
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Prospettive di democratizzazione: i paesi del Maghreb

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Informazioni tesi

  Autore: Fabrizio Taddia
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Eugenio Somaini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 143

FAQ

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Parole chiave

al quaeda nel maghreb
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marocco
medio oriente
processi democratici
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