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Il giornalismo sportivo. Il rapporto tra la carta stampata e le tv locali da Gianni Brera ad oggi.

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4 Capitolo 1 Le trasmissioni delle tv locali hanno cambiato il giornalismo sportivo della carta stampata? Il giornalismo sportivo in Italia è messo male. Tre importanti (forse le firme più autorevoli) giornalisti sportivi italiani descrivono una situazione che è poco rassicurante. “L‟urlo – scrive Gianni Mura - ha cancellato la parola, l‟iperbole la normalità, la passionalità la passione, la faziosità il ragionamento. In passato qualche eccesso c‟è stato, ma adesso è la regola. […] C‟è molta omologazione in giro”. A fare autocritica ci pensa Roberto Beccantini: “La mia generazione ha fallito: il sottoscritto in testa. Consegniamo ai giovani uno sport malato e un calcio più marcio di quello che ricevemmo in eredità dai Brera e dagli Zanetti. Ci sono troppi conflitti di interessi. […] Il rotocalco è diventato borotalco. Si usa troppa cipria. La faziosità ha sbriciolato il Piave della credibilità. Va di moda l‟incompetente di successo. Le domande normalmente serie vengono considerate attentati di lesa maestà. Mancano, nel giornalismo sportivo, cronisti d‟assalto capaci di condurre inchieste come Dio comanda. Prova ne sia, il doping: fu Zeman ad aprire le farmacie. Un allenatore, non un giornalista. […]scrivete sempre quello che avete paura di scrivere. La mia generazione ha pronunciato troppi sì e pochi no”. Mario Sconcerti ricorda pure lui i tempi che furono: “Com‟è lontano il tempo in cui i cronisti di politica o di economia copiavano i loro colleghi sportivi. Per migliorarsi”. C‟è da chiedersi quindi di chi sia la colpa, se la situazione è questa. E quello che ho domandato ai giornalisti che ho intervistato. L‟abbassamento di livello del giornalismo sportivo è dovuto anche alle trasmissioni sportive trasmesse dalle tv locali: una metà degli intervistati è colpevolista, l‟altra non lo è e cerca da un‟altra parte i motivi di questo degrado. Non sembra dunque essere tutto figlio della sentenza 202 con la quale la Corte Costituzionale dichiarò legittime le emittenti private operanti via etere “di portata non eccedente l‟ambito locale”. Era il 28 luglio 1976, finiva il monopolio Rai. In quegli anni il volto del giornalismo sportivo cominciò, per una cosa o per l‟altra, a cambiare. Prima era diverso. Per Sebastiano Vernazza “negli anni Sessanta e Settanta, in Italia il massimo della trasgressione tele- calcistica era rappresentato dalla tv svizzera, dove le telecronache delle partite erano affidate a Giuseppe Albertini, un signore che diceva punto anziché gol e che non cambiava tono di voce neppure di fronte a una rovesciata di Cruijff con triplo salto mortale incorporato”.
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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Facchinetti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Stefano Ferrio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

FAQ

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