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L'incontro con l'Altro - Giovani viaggiatori in Burkina Faso

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Autore Ilaria Capra L’incontro con l’Altro 9 vita e concezioni del proprio gruppo, che ritiene superiori; universalizza i propri valori e stili di vita, considerandoli gli unici naturali; non è interessato alle informazioni sull’Altro e non ne considera il punto di vista in occasione di un contatto; generalizza le proprie esperienze, preferenze ed opinioni - crede cioè che siano condivise da tutto il gruppo, che considera come un “Noi” contrapposto agli “Altri”. (BARBÉ 2007) La parola etnocentrismo è stata usata per primo da Sumner (1906), che intendeva parlare del senso di superiorità sentito verso gli esterni dai membri di un gruppo molto solidale e coeso al suo interno. Secondo i socio-biologi l’etnocentrismo deriva dal senso di territorialit{ - e di fedeltà assoluta alla parentela e al proprio gruppo - provato dalle tribù preistoriche nei confronti degli esterni, legato anche alla scarsit{ delle risorse. Gli “Altri” erano nemici e perciò venivano descritti nel peggiore dei modi. Freud lo spiegò con il narcisismo e il bisogno di autoaffermazione, minacciato dai vicini appartenenti ad un altro gruppo, il che chiarisce i “campanilismi” sempre presenti tra città o nazioni contigue. Infine vi è la spiegazione culturalistica: l’etnocentrismo deriva dal bagaglio di valori inculcato fin dalla nascita, conosciuto come l’unico o il migliore possibile, il che porta a giudicare gli altri in base ai principi della propria società. Secondo questa teoria una piccola dose di etnocentrismo è funzionale al buon andamento della società. Nel 1893 però Durkheim teorizza il relativismo culturale e la pari dignità di ogni cultura. Il contenuto degli stereotipi sugli Altri non è spontaneo, ma socialmente costruito. Una prova: dopo la creazione dell’Unione Europea preconcetti negativi su abitanti di altri paesi europei sono diminuiti. Molte volte l’etnocentrismo è infatti una copertura molto utile per gli interessi della cultura dominante. È comodo ignorare, per esempio, le vere condizioni di vita dell’80% degli abitanti di questo pianeta che posseggono solo il 20% del reddito totale; o che spesso gli aiuti internazionali sono in realtà dei prestiti la cui restituzione con gli interessi strangola poi gli Stati riceventi. Nel corso della storia comportamenti etnocentrici hanno causato molti problemi. Barbé porta alcuni esempi: gli indigeni americani sterminati non solo dalle armi, ma anche dalla convinzione che costoro dovessero mangiare gli stessi cibi e tenere gli stessi comportamenti dei “civilizzati” europei; Max Weber che afferma la superiorità della scienza europea, senza far cenno alle scoperte di altri popoli che sono state fondamentali per arrivare a tale sviluppo; la visione delle migrazioni attuali come uni-direzionali Sud-Nord, mentre in realtà la maggior parte si svolgono tra paesi del Sud del mondo. In Italia il caso classico in cui si mettono in moto interazioni etnocentriche sono le migrazioni: le visioni degli autoctoni, che vedono tutti gli extracomunitari simili tra loro e tutti potenziali criminali, si contrappongono a quelle degli immigrati, che propongono lo stereotipo dell’italiano razzista e mafioso. (BARBÉ 2007) Ci troviamo potenzialmente nella stessa situazione durante il conformazione biologica diversa dalla propria, oppure anche caratteristiche “naturali” omogenee, non modificabili perché congenite. (BARBÉ 2007)
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L'incontro con l'Altro - Giovani viaggiatori in Burkina Faso

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Informazioni tesi

  Autore: Ilaria Capra
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze sociali per la cooperazione, lo sviluppo e la pace
  Relatore: Alberto Antoniotto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

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