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Topografia medievale dell'isola di Procida (e della zona misenate-montese)

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91 - Le incursioni barbare e Procida ducale Dal quinto all’ottavo secolo i barbari portarono “col ferro e col fuoco” la desolazione nelle terre d’Italia. I Visigoti di Alarico (409-410) portarono strage ovunque. Devastarono la Campania; Napoli fu salva, ma le isole di Procida ed Ischia non furono risparmiate né dai Visigoti né dai Vandali di Genserico (455) 14 . Nel 489 l’Italia fu invasa dagli Ostrogoti al comando di Teodorico che nel 493 uccise Odoacre, salito al potere quale re d’Italia nel 476. Durante la signoria degli Ostrogoti, così come in età imperiale, Procida e le altre isole campane appartennero al territorio napoletano 15 . Teodorico creò i “Comiti o Conti”, governatori civili delle città 16 . Alla città di Napoli che visse, in quegli anni, un fiorente commercio marittimo, fu destinato un Conte di primo ordine; Napoli, dunque, costituì con il suo territorio, una Contea. Ai centri meno importanti e più piccoli veniva inviato un amministratore di grado inferiore che ne curasse la giustizia. Dopo il crollo del regno ostrogoto, Napoli fu assoggettata all’impero bizantino e rimase alle sue dipendenze fino agli scorci del secolo ottavo. Dopo la morte di Giustiniano (565), durante l’esarcato di Longino, successore di Narsete, l’imperatore Giustino II decise di cambiare l’ordinamento delle città campane. Napoli, Gaeta, Amalfi, Sorrento ed altre città ebbero, quale supremo magistrato civile, un duca, cosicché le precedenti contee di primo ordine divenivano ducee 17 . A ciascuna città della ducea di Napoli il duca destinava un conte in qualità di governatore, capitano e giudice di prima istanza. Il glorioso Municipium miseno-montese, a seguito delle decadenza che attraversò l’impero romano, era divenuto contea al tempo di Teodorico (493) ed era stata 14 M. Parascandola, Cenni storici intorno alla città ed isola di Procida, Napoli 1892; V. Glejieses, Storia di Napoli dalle origini ai nostri giorni, S.E.N., Napoli 1978. 15 Procida ed Ischia anche ai tempi di Teodorico “furono membra di Napoli, e papa Gregorio I attesta che, in accordo con ciò che fu stabilito dai “passati Principi”, essa sola ne era padrona. (Greg. Reg. X, 52 ). 16 V. Glejieses, o.c.; G.Galasso,Il regno di Napoli, in Storia d’Italia, Napoli 1992, vol. XV. 17 Con tale riforma scomparivano dagli atti ufficiali i nomi di presidi, consolari e correttori, che erano stati conservati dai Goti, e le mansioni delle magistrature soppresse furono conferite al duca.
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Informazioni tesi

  Autore: Serena Edwige De Simone
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi Suor Orsola Benincasa - Napoli
  Facoltà: Lettere
  Corso: Conservazione dei Beni Culturali
  Relatore: Federico Marazzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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