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La riflessione femminista sulla sicurezza

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prodotte dalla perdita di universalità della repubblica cristiana medievale, dovuta alla riforma protestante. Thomas Hobbes fu il primo grande pensatore politico che fece della paura e della relativa richiesta di sicurezza da parte degli individui, l’elemento fondante dello Stato stesso. L’esperienza epocale delle guerre civili di religione e in particolar modo di quella inglese, che durò dal 1642 al 1660, segnò in modo indelebile la filosofia politica hobbesiana. La violenza di queste guerre, vissuta dal filosofo, lo portò a preoccuparsi della sicurezza concreta degli individui, cioè dell’incolumità fisica e della garanzia di protezione del diritto alla vita di ogni singolo individuo. Per spiegare ciò, Hobbes teorizzò quello che Carlo Galli definisce una «semplificazione spaziale»1: il filosofo inglese inventò uno spazio alternativo alla realtà, lo «stato di natura», vale a dire la condizione pre-statale in cui gli uomini erano pienamente liberi di godere dei propri diritti naturali. «Nello stato di natura», scriveva Hobbes, «ogni uomo è giudice di se stesso e dà alle cose nomi e definizioni diversi dagli altri, e da queste differenze sorgono dispute e turbamenti della pace»2. Lo stato di natura era quindi una situazione di conflitto radicale sul significato delle parole e della morale, che portava alla sfiducia logorante e all’aperta violenza. Galli spiega che Hobbes pensava allo stato di natura come ad uno spazio disordinato, che serviva semplicemente da transito per gli individui fino a quando non fossero stati in grado di creare uno «spazio artificiale», lo Stato, che doveva ordinarlo, eliminando i concreti pericoli che lo percorrevano: l’incapacità degli uomini di collaborare e il loro interagire violento3. Hobbes reinterpretò in modo nuovo la contingenza, l’imprevedibilità del mondo, la conflittualità dell’esistenza: leggendo questa realtà «a partire dall’esigenza del soggetto di avere salva la vita, di eliminare il pericolo mortale della non-collaborazione e dell’aggressione, di garantire all’uomo la necessaria sicurezza»4. Nel pensiero di Hobbes la Natura era quindi uno spazio da abbandonare o da manipolare allo scopo di raggiungere la sicurezza; la politica era invece considerata come un ponte che metteva in comunicazione lo spazio disordinato, vale a dire lo stato di natura, con lo spazio ordinato, lo Stato5. 1 C. Galli, Spazi politici. L’età moderna e l’età globale, Il Mulino, Bologna, 2001, p. 41. 2 T. Hobbes, Elementi di legge naturale e politica, Firenze, Sansoni, 2004, p. 188. 3 C. Galli, Spazi politici. L’età moderna e l’età globale, cit., p. 42. 4 Ibidem. 5 Ibidem. 8
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La riflessione femminista sulla sicurezza

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Informazioni tesi

Autore: Alessandra Mittiga
Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
Anno: 2008-09
Università: Università degli Studi di Bologna
Facoltà: Scienze Politiche
Corso: Relazioni internazionali
Relatore: RaffaellaBaritono
Lingua: Italiano
Num. pagine: 105

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cittadinanza
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