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La tragedia alfieriana di Modena, Rossi e Salvini

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9 Parere egli affermava che con nuovi autori tragici e comici, gli attori facilmente si formeranno a poco a poco da sé, per semplice forza di natura3 e qualora non avessero dovuto pensare alla propria sopravvivenza, recitando oggi il Brighella e domani l’Alessandro4. Alfieri riteneva che per riqualificare artisticamente l‟attore fosse indispensabile elevarlo sul piano sociale. Gli attori del suo tempo, infatti, ricoprivano una posizione subalterna all‟interno della società, e quindi per il poeta avrebbero dovuto ricevere più rispetto per poter così anche adempiere nel migliore dei modi alla loro funzione culturale5. Durante le recite organizzate in casa propria a Firenze, alle quali Alfieri partecipava talvolta anche come attore, egli prese coscienza di ciò che era necessario per la formazione degli attori6. Per quanto riguarda l‟aspetto tecnico della recitazione, l‟autore nel Parere elenca quali erano secondo lui i principi che un buon attore avrebbe dovuto seguire: imparare la parte a memoria in modo da non dover ricorrere, sulla scena, all‟aiuto del suggeritore7; 3 Ibidem. 4 Ibidem. 5 La maggioranza della popolazione considerava questa classe di artisti come una “turba di commedianti” che non veniva neanche ammessa come testimoni ai processi, perché considerati istrioni e saltimbanchi e quindi bugiardi. In seguito anche Gustavo Modena intraprenderà una dura polemica contro una gerarchia sociale che relegava gli attori all‟ultimo gradino della scala e che contrastava la restituzione della dignità culturale al teatro. Lo stesso concetto sarà poi fatto proprio anche dai Grandi Attori. 6Tutti dicevano e pareva anche a me, di andar facendo dei progressi non piccoli in quell’arte difficilissima del recitare: e se avessi avuto più gioventù, e nessun altro pensiero, mi parea di sentire in me crescere, ogni volta ch’io recitava, la capacità e l’ardire, e la riflessione, e la gradazione dei tuoni, e la importantissima varietà continua dei presto e adagio, piano e forte […] che, alternati sempre a seconda delle parole, vengono a colorir la parola, e scolpire direi il personaggio. […].Parimenti la compagnia addestrata al mio modo migliorava di giorno in giorno; e tenni allora per cosa più che certa, che se avessi avuto i denari, tempo, e salute da sprecare avrei in tre o quattr’anni potuto formare una compagnia di tragici, se non ottima, almeno assai, o del tutto diversa da quelle che in Italia si van chiamando tali, e ben diretta su la via del vero e dell’ottimo. Cfr. V. Alfieri, Vita, Ep. IV, cit., cap. XXIII. 7 Lo stesso concetto sarà uno degli insegnamenti che Gustavo Modena trasmetterà ai suoi allievi.
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La tragedia alfieriana di Modena, Rossi e Salvini

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Informazioni tesi

  Autore: Claudia Benedetto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Letteratura, musica e spettacolo
  Relatore: Sonia Bellavia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 95

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