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Opportunità di miglioramento nella gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica in Lombardia: il caso del Comune di Cremona

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Capitolo 1: Il problema ERP 9 recessione. Mentre il mercato privato proprio nel 1964 raggiunge il suo apice, l’edilizia pubblica sconta il cambio di strategia politica e le difficoltà dell’applicazione del nuovo quadro normativo. Complessivamente il “peso” dell’edilizia pubblica scende dal 12% del 1961 al 4,2% del 1964, per poi risalire nell’anno critico delle costruzioni, il 1965, vicino al 7%, percentuale che resterà stabile anche nel biennio successivo. Il quadro inizia a cambiare a partire dall’approvazione della legge 865 del 1971 la così detta “legge di riforma della casa” a cui faranno seguito alcune importanti leggi di finanziamento che contribuiranno a cambiare lo scenario a favore di una ripresa dell’attività pubblica e per una rimessa in moto della oramai più che decennale “167”. Non di meno, gli anni Settanta costituiscono un interessante esempio di cosa voglia dire una crisi profonda degli equilibri abitativi. Una congiuntura economica difficile, la crescita del costo del denaro e la progressiva riduzione del mercato degli affitti, contribuiscono ad una vera e propria crisi del mercato edilizio . Ne consegue una quota crescente di patrimonio non utilizzato, l’aumento del numero degli sfratti, una domanda sociale sempre più elevata priva di soluzioni concrete e quote di classe media impossibilitata ad accedere al mercato della proprietà. La principale conseguenza di questa situazione è l’allargarsi di soggetti estromessi dalla possibilità di accedere alla casa sia in affitto che in proprietà. Da una situazione di cortocircuito si passava al recupero della vecchia normativa che faceva capo alla 167 restituendo equilibrio al sistema abitativo. Determinante risultava il ruolo pubblico che vedeva crescere progressivamente il proprio peso sia come pianificatore che come soggetto promotore. In questa fase, l’intervento dello Stato è decisivo per mantenere calmierati i prezzi: attraverso il ricorso al credito agevolato si consente l’accesso al mercato di fasce di reddito medio in grado di abbinare quote di risparmio alla contrazione di mutui a tassi ridotti . In questa direzione un contributo determinante proviene dall’equo canone della legge 392 del 1978, che al contrario di quanto avrebbe dovuto essere, si trasforma in un forte incentivo alla proprietà dell’alloggio. La nuova legislazione fornisce un contr ibuto decisivo nel modificare e caratterizzare la nuova domanda abitativa, tra la fine degli anni Settanta e l’inizio del decennio successivo, nella direzione di un soggetto sociale di fascia media volto ad acquistare la casa in proprietà. I “forzati dell’acquisto” riescono ad accedere alla casa, ma nello stesso tempo forniscono un contributo decisivo a quel processo di rincorsa alla proprietà che determinerà una sensibile e progressiva riduzione del patrimonio abitativo da destinare all’a ffitto, ponendo le premesse per un nuovo disequilibrio, quale oggi si sta manifestando. Si è trattato di un fenomeno per nulla percepito, anzi vissuto come positivo e incentivato per tutti gli anni Ottanta, caratterizzati da una sensibile ripresa produttiv a che si attestava al di sopra delle 300.000 abitazioni all’anno a fronte di una crescita media di 127.000 famiglie, contro le 265.000 degli anni Settanta.
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Opportunità di miglioramento nella gestione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica in Lombardia: il caso del Comune di Cremona

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Informazioni tesi

Autore: Michele Tavazzi
Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
Anno: 2006-07
Università: Politecnico di Milano
Facoltà: Ingegneria
Corso: Ingegneria gestionale
Relatore: RobertoCigolini
Coautore: Matteo Venturini
Lingua: Italiano
Num. pagine: 274

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Parole chiave

edilizia residenziale pubblica
erp
facility management
ingegneria
management
politecnico di milano

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