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Immigrazione e democrazia: l'esperienza italiana in una cornice internazionale

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17 motivi di cura, ricongiungimenti familiari e ragioni di culto (voluto dal Vaticano). La novità più importante, però, stava nella programmazione dei flussi d’ingresso, che nasceva dalla collaborazione dei Ministri degli Affari Esteri, dell’Interno e del Lavoro e nonché il CNEL e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Con questo programma il Governo decideva quanti stranieri potevano entrare nel territorio e nel farlo teneva conto: dell’esigenze di economia nazionale, delle risorse finanziarie, delle disponibilità delle strutture amministrative predisposte all’accoglienza, degli obblighi internazionali e delle richieste di permesso di soggiorno avanzate dagli stranieri già presenti sul territorio (art. 2) (lo strumento delle quote, con le dovute modifiche, è ancora oggi utilizzato dal Governo per stabilire il numero massimo di ingressi degli stranieri sul territorio). Per quanto riguarda, invece, i requisiti per l’ingresso, la Legge Martelli prevedeva: passaporto o documento equipollente, visto, mezzi di sostentamento che garantissero la sussistenza dello straniero per la durata del permesso di soggiorno (in alternativa la disponibilità in Italia di beni o di un’occupazione regolarmente retribuita). Il permesso di soggiorno per motivi di turismo durava massimo tre mesi, per gli altri motivi massimo due anni. Doveva essere richiesto al questore della provincia in cui lo straniero si trovava entro otto giorni dal suo ingresso sul territorio dello Stato e, una volta verificati i requisiti, veniva concesso entro otto giorni dalla richiesta (art. 3). Il permesso di soggiorno poteva essere utilizzato anche per motivi differenti da quello per cui era stato inizialmente concesso, ciò avveniva nel caso di permesso per lavoro subordinato, autonomo, famiglia o studio. In quest’ultimo caso, in particolare, con la possibilità di conversione, il numero di studenti calò rapidamente, segno che molti utilizzavano il permesso di studio solo come copertura per entrare legalmente in Italia. Inoltre, il permesso era prorogabile, anche se lo straniero doveva dimostrare di disporre di un reddito minimo pari all’importo della pensione sociale; mentre se era scaduto o non valido lo straniero non poteva più soggiornare sul territorio e diventava irregolare. (art. 4). L’art. 7 prendeva in esame i diversi casi di espulsione: qualora lo straniero avesse riportato una condanna per uno dei delitti previsti dall’art. 380 del codice di procedura penale, oppure qualora avesse violato le disposizioni in materia di ingresso e soggiorno, oppure per delitti contro la libertà sessuale. In realtà si
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Immigrazione e democrazia: l'esperienza italiana in una cornice internazionale

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Informazioni tesi

  Autore: Maria D'apice
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università per stranieri di Perugia
  Facoltà: Lingua e Cultura Italiana
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Salvatore Cingari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 231

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