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Immigrazione e democrazia: l'esperienza italiana in una cornice internazionale

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18 trattava di “espulsioni virtuali 9 ”, perché consistevano in un’intimazione scritta a lasciare il territorio entro il termine di 15 giorni, e quasi mai gli stranieri obbedivano. La debolezza dello strumento di espulsione era dovuto, in realtà, a tre fattori: oltre alla discrezionalità dell’interessato nell’eseguire o meno il provvedimento, c’era anche il problema della scarsità di risorse, sia in termini di forze di polizie, sia di soldi; e l’opposizione delle forze politiche che le ritenevano lesive dei diritti umani e pericolose per gli immigrati. Altra novità importante era la sanatoria prevista dall’art. 9, che si rivolgeva agli immigrati ma anche ai loro datori di lavoro. L’intento era quello di regolarizzare la posizione degli irregolari invitandoli a recarsi personalmente nelle questure o nei commissariati di pubblica sicurezza anche se sprovvisti di documenti, assicurandogli la non punibilità. Stesso discorso valeva per i datori di lavoro e per coloro i quali avessero offerto ospitalità agli stranieri. Non sarebbero stati soggetti a sanzioni purché avessero effettuato la denuncia dei suddetti entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge. Il Governo era poi tenuto a presentare una relazione al Parlamento entro il 31 Dicembre di ogni anno, con la quale doveva riferire sull’attuazione del decreto. Infine venivano predisposti contributi per la creazione di centri di prima accoglienza e per servizi agli immigrati (art. 11). La Legge Martelli ebbe il merito di migliorare le condizioni di vita degli immigrati e di introdurre strumenti utili nella gestione dell’immigrazione, ovvero i visti e la programmazione dei flussi; allo stesso tempo, però, provocò l’arrivo di nuovi flussi illegali, per due ragioni: per la pubblicità alle regolarizzazioni, che fecero arrivare altri individui con la speranza di essere messi in regola facilmente; e per la debolezza degli strumenti di espulsione (verso gli irregolari e i clandestini) e di sanzioni (verso i datori di lavoro che assumevano personale non in regola). Perciò, malgrado la le legge fosse stata da poco approvata, agli occhi dell’opinione pubblica c’erano ancora dei nodi irrisolti: il problema dell’ineffettività delle espulsioni e della chiusura delle frontiere. 9 Einaudi L., op. cit., pag. 156.
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Immigrazione e democrazia: l'esperienza italiana in una cornice internazionale

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Informazioni tesi

  Autore: Maria D'apice
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università per stranieri di Perugia
  Facoltà: Lingua e Cultura Italiana
  Corso: Relazioni internazionali
  Relatore: Salvatore Cingari
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 231

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