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Il debito pubblico: paragone tra il caso italiano e le esperienze di Argentina, Irlanda e Belgio

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8 componenti che si addizionano tra loro. La prima parte a destra dell’equazione è la componente finanziaria, costituita dall’accumularsi degli interessi passivi sul debito pregresso; la seconda è la componente primaria (o disavanzo/avanzo primario), costituita dalla differenza fra entrate ed uscite del settore pubblico. Le due componenti hanno natura profondamente diversa: la componente primaria dipende da fattori interni al governo del settore pubblico, dalla capacità delle autorità di controllare il gettito fiscale e dall’andamento della spesa. Invece la componente finanziaria è strettamente legata alle modalità di finanziamento del disavanzo, oltre che dall’andamento generale dell’economia di un paese. Concentriamoci ora sulla componente finanziaria: il fulcro della componente finanziaria è dato dalla differenza tra r e n; a seconda che il tasso di interesse reale sia maggiore o minore del tasso di crescita del Pil reale, esso è un fattore di aumento o diminuzione del rapporto debito/Pil. Lasciando da parte gli effetti che possono scaturire dalla componente primaria, nel caso in cui r sia maggiore di n si possono produrre due conseguenze tipiche. La prima è che la componente finanziaria, essendo quella che cresce più velocemente, diventa il fattore dominante e tende a imporre il proprio tasso di crescita all’intero indebitamento. La seconda è che il rapporto fra debito totale e Pil tenderà a crescere in misura inarrestabile. Nel caso opposto invece, n più grande di r, il rapporto debito/Pil tenderà a diminuire di anno in anno. Ma andiamo ad esaminare le singole voci che compongono l’equazione: n è il tasso di sviluppo del Pil reale, cioè misura in percentuale la differenza tra Pil dell’anno t e Pil dell’anno t-1. Riprendendo la formula keynesiana, il Pil è il valore totale della spesa delle famiglie e dalle imprese per gli investimenti: Y=C+I+G+ (X-M); dove Y=Pil, C sono le spese per i consumi, I spese per investimenti, G spesa pubblica, X sono le esportazioni e M le importazioni. Per cui una variazione positiva nel tempo di una di queste voci va ad influenzare positivamente, a eccezione per le importazioni, il tasso di crescita n 2 . r abbiamo già visto che deriva dalla differenza tra i e π; i è il tasso d’interesse nominale che grava sul debito pubblico e, secondo l’analisi elementare delle preferenze del consumatore di Morcaldo 3 , è esso stesso interdipendente dal peso del 2 Vedi Blanchard O. (2006). 3 Morcaldo G. (1993).
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Il debito pubblico: paragone tra il caso italiano e le esperienze di Argentina, Irlanda e Belgio

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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Capparotto
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e amministrazione delle imprese
  Relatore: Alessandro Sommacal
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

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