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La musica in MP3: implicazioni e problematiche

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12 popolari12, o meglio (usando la terminologia anglosassone) di musica folk, quali al tempo erano l‘hillibilly dei bianchi, che poi divenne il country, ed il race dei neri. Gli addetti ai lavori dei generi popolari (sempre nel significato di folk music) componevano in un modo diverso: codificavano attraverso le registrazioni in studio quello che era un‘esecuzione dal vivo, invece di scrivere la musica in precedenza; questo piaceva molto e soddisfaceva il mercato del disco e della radio in concomitanza con l‘entrata in campo 12 È necessario chiarire quello che può sembrare a prima vista un aspetto esclusivamente terminologico: il repertorio musicale a cui mi riferisco viene denominato dagli autori di lingua inglese come ‗popular music‘; il termine, nelle traduzioni, può generare fraintendimenti. Infatti la traduzione alla lettera di popular music in italiano risulta essere musica popolare ma questa è esclusivamente la musica di competenza etnomusicologica. Luigi Pestalozza (in Storia della musica, a c. di R. Favaro e L. Pestalozza, Milano, Nuova Carish, 1999, pp. 121-122) propose allora di tradurre popular music (o pop music) in ‗musica extracolta‘ ma l‘uso comune nelle traduzioni da inglese a italiano risulta essere ‗musica popolare‘; ‗musica popolare contemporanea‘ potrebbe essere una soluzione (la proposta è di G. Castaldo, nell‘introduzione alla Storia della canzone italiana di F.Liperi, ed. RAI-ERI, Roma, 1999, pp.7-10). Il termine ‗popular‘ in sé genera non poche ambiguità: Richard Middleton in Studiare la popular music (cit.) sostiene che ‗popular‘ può essere usato dai positivisti nel significato di ampiamente diffuso attraverso i mezzi di comunicazione di massa ma può anche essere usato per indicare una fruizione da parte di ampi strati di popolazione (secondo la corrente essenzialista); anche lo stesso concetto di massa implica, a seconda di come lo si usi, due diverse posizioni: quella positiva, ovvero massa come soggetto della storia, oppure negativa: massa come soggetto manipolabile dall‘industria mediatica. Quella di Middleton però non è che una riflessione e non fornisce soluzioni concrete al problema; neanche la soluzione di Allen F. Moore sembra accettabile, in quanto vengono assimilati sotto il termine di popular music generi tra loro non compatibili (per diversità di pubblico, diverse modalità di ascolto e di diffusione) quali il rock, la musica da film, la musica per la televisione ed il jazz (in A. F. Moore, Come si ascolta la popular music, trad. it. Di R. Agostini, in Enciclopedia della Musica, I. Il Novecento). Un recente studio dell‘ISTAT sul tempo libero degli italiani (ISTAT, La musica in Italia, Bologna, Il Mulino. 1999) ci è utile per la soluzione del problema: dalla ricerca emerge che la musica leggera, ovvero la canzone d‘intrattenimento o commerciale, così come il rock, si rivolgono ad un pubblico prevalentemente composto da giovani; generi come la techno, il rap, la disco, hanno fruitori ancor più giovani. Generi come la musica classica ed il jazz invece non hanno significative distinzioni per fasce di età ma trovano riscontro presso un pubblico con un alto livello d‘istruzione. I generi musicali distinti dalla musica colta, dal canto di tradizione orale, dal jazz e da certa musica per film e per la televisione, risultano accomunati da un pubblico giovanile, da una produzione fatta in studio di registrazione dove regna la tecnologia elettronica e digitale, dall‘assenza dell‘uso di notazione musicale scritta (anche alternativa a quella tradizionale come in molte delle partiture di musica contemporanea elettronica) e quindi anche dall‘assenza di una volontà di inserimento nella storia della musica o perlomeno di essere tramandati nella memoria o di essere rieseguiti da altri musicisti, così come l'attitudine a fossilizzarsi in stilemi e linguaggi musicali comuni, infine da modalità di partecipazione del pubblico ai concerti di tipo attivo piuttosto che contemplativo. Sulla base di queste caratteristiche dunque, è lecito riunire in un unico ambito i generi rock, pop, musica leggera, rap, techno, disco ecc. Da questo tipo di considerazioni è nata l‘ipotesi di denominare queste tipologie musicali sotto il nome di ‗musica di consumo‘: musica che ha come finalità principale quella di essere commercializzata, musica d‘intrattenimento e del presente. Per approfondimenti sul tema vedi Popular music o musica di consumo? Un problema non solo terminologico, di P. Somigli, in Dispense del Seminario: La musica di consumo in Italia: economia, sociologia, stile. Coordinamento dott. Paolo Somigli, anno accademico 2001-2002.
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La musica in MP3: implicazioni e problematiche

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Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Cimiraglia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Giuseppina La Face
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 209

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