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Modelli di Consumer Behavior per la determinazione dei fattori critici di successo nell'industria automobilistica: il caso Fiat 500

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9    il  focus  di  analisi:  il  concetto  di  razionalità  veniva  trasferito,  infatti,  dal  soggetto  economico al soggetto consumatore. La scuola neoclassica partiva dal presupposto che  il  consumatore,  analogamente  all’uomo  economico,  adottasse  un  comportamento  meramente  razionale  nel  momento  in  cui  si  trovava  a  scegliere  tra  alternative  di  prodotti. Egli,  infatti, faceva ricadere  la scelta sul bene che era  in grado di fornirgli  la  maggiore utilità o  il maggior grado di soddisfazione 22 . Mentre per  l’homo economicus  era  l’aumento del patrimonio  finanziario  la  giustificazione di ogni  azione  intrapresa,  per  il consumatore della scuola neoclassica, era un beneficio non economico, ovvero  l’utilità del prodotto, l’obiettivo perseguito dai comportamenti umani.   Contemporaneamente alla teoria neoclassica del consumatore, nacquero altri tipi di  approcci  che  consideravano  il  comportamento  del  consumatore  come  la  risposta  naturale a stimoli ambientali. Di fatto, a partire dai primi anni Venti del Novecento si  svilupparono,  le  teorie  comportamentiste,  che  ponendo  il  loro  oggetto  di  analisi  su  procedimenti  oggettivamente  rilevabili  e  indagando  come  gli  individui  si  comportassero  in reazione a determinate sollecitazioni, negarono  indirettamente che  processi  cognitivi  o  affettivi  potessero  influenzare  o  intervenire  sull’atto  d’acquisto.  Secondo i behavioristi 23  era, infatti, il concetto di apprendimento la chiave di volta per  spiegare  i comportamenti umani. Tali  ricercatori erano convinti,  infatti, che  le azioni  soggettive, ovvero l’esito comportamentale derivante dall’interazione di più stimoli, si  modificassero a seguito delle conoscenze e delle esperienze che l’individuo acquisiva e  apprendeva nel  tempo.  In altre parole, si  faceva strada qui  l’ipotesi che  le azioni del                                                                                                                                                                                 Foundations  of  economic  analysis,  Harvard  University  Press,  Cambridge,  1947;  HOUTHAKKER  H.,  “Revealed  preference and the utility function”, in Economica, Vol. 17, n. 66, pp. 159‐174.       22  Questa ipotesi è presa dalla teoria utilitaristica, cui padre fondatore fu il giurista e filosofo inglese Bentham (1748‐ 1832). Poiché il termine “utilità” si riferisce alla soddisfazione che il consumatore trae dalla scelta effettuata, questa  teoria assume che il consumatore scelga in base al principio massimizzatore dell’utilità. Secondo questo principio, la  miglior scelta effettuata è quella che fornisce all’individuo la soddisfazione (o utilità) maggiore. Cfr. BENTHAM J., An  introduction to the principles of morals and legislation, Claredon Press, Oxford, 1789.  23  Tra  i maggiori esponenti del behaviorismo  si nominano Skinner, Watson, Pavlov, Bandura, Mischel e Hull. Cfr.  SKINNER B.F., The behavior of organisms, Appleton Century, New York, 1938 e SKINNER B.F., Science and human  behavior, Free Press, New York, 1965; WATSON  J.B., “Psychology as a behaviorist view”,  in Psychological  review,  Vol. 2, n. 2, 1913, pp. 158‐177 e WATSON J.B., Behaviorism, Chicago University Press, Chicago, 1925; PAVLOV  I.,  I  riflessi condizionati, Bollati Boringheri, Torino, 1994;  BANDURA A., Social learning theory, Prentice Hall, Englewood  Cliffs, 1977; MISCHEL W, “Toward a cognitive social  learning  reconceptualization of personality”,  in Psychological  Review,  Vol.  80,  n.  4,  1973,  pp.  252‐283;  HULL  C.L.,  “The  conflicting  psychologies  of  learning:  a  way  out”,  in  Psychological  Review, Vol.  42,  n.  6,  1935,  pp.  491‐516.  Per  ulteriori  approfondimenti  sui  contributi  della  scuola  comportamentista si veda inoltre FOXALL G.R., Consumer psychology in behavioral perspective, Routledge, London,  1990.  
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Modelli di Consumer Behavior per la determinazione dei fattori critici di successo nell'industria automobilistica: il caso Fiat 500

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Informazioni tesi

  Autore: Alessia Bellini
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
  Corso: Lingue straniere per la comunicazione internazionale
  Relatore: Vania Vigolo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 218

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Parole chiave

500
automotive
comportamento del consumatore
comunicazione
consumer behavior
culto
emozione
fiat
industria automobilistica
leo burnett
marketing
postmodernita´

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