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Etica e tutela dei diritti degli animali domestici

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287 a.C.), che si discostò dalla dottrina del suo maestro, polemizzando contro i sacrifici degli animali e sostenendo che tra gli uomini e gli animali, essendo parte di una stessa koinomia, comunità, doveva esistere un rapporto basato sulla giustizia. Sacrificando gli animali, esseri viventi, si commetteva al contrario un'ingiustizia, perchè veniva loro rubata la vita. Particolarmente interessante il pensiero di un'altro filosofo greco, Plutarco (47 d.C. - 127 d.C.), il quale abbraccia una concezione filosofica controcorrente rispetto a quella greca dominante, basata sull'antropocentrismo, secondo la quale, mentre tra gli esseri razionali, ossia gli uomini, esiste la base per regolarne i rapporti con norme giuridiche, questa base non sussiste nel rapporto tra gli uomini e gli animali, essendo questi ultimi esseri irrazionali, pertanto l'uomo può servirsi di essi senza commettere ingiustizia. Plutarco, al contrario, è un convinto assertore del diritto degli animali a non dover patire a causa della sopraffazione umana. Tre racconti contenuti nei suoi Moralia 6 , scritti dedicati a tematiche diverse (dalla filosofia alla religione, dalla storia alla scienza, alla letteratura, alla politica), pur affrontando il tema secondo differenti prospettive, hanno in comune la pietà per la sofferenza inflitta senza colpa. Nella sua opera egli manifesta la convinzione che anche gli animali agiscono con razionalità, senso morale e giustizia. La visione antropocentrica ritorna nella Francia del XVII secolo col matematico e filosofo francese René Descartes (1596 - 1650), che può essere considerato a tutti gli effetti il filosofo “nemico numero uno” degli animali, con la sua teoria dell'animale-macchina. Cartesio, erede della tradizione aristotelico-tomista, paragona gli animali alle macchine, e dunque agli automi, li definisce “bruti privi di pensiero”7. Le loro reazioni non sono conseguenza della sensibilità, ma hanno natura esclusivamente meccanica; la risposta allo stimolo del dolore è inconsapevole, in quanto gli animali non sono dotati di autocoscienza. In sostanza essi non avrebbero consapevolezza delle sensazioni che provano, non essendo in grado di pensare. Questa teoria, piuttosto contorta, è nata probabilmente a sostegno della divisione che Descartes effettua tra la res extensa, la materia, e la res cogitans, lo spirito: dato che gli animali non possiedono il pensiero, ovviamente vengono relegati nella res extensa e quindi considerati come semplici meccanismi, da utilizzare dall'uomo a suo piacimento, anche per semplice divertimento. Le conseguenze del pensiero cartesiano vengono riportate da Leonora Rosenfield (1909 - 1982) in una sua opera: “ Gli scienziati (cartesiani) bastonavano i cani con la più assoluta indifferenza e si prendevano gioco di coloro che provavano compassione di queste creature pensando che sentissero dolore. 5 S. CASTIGNONE, Povere Bestie, I diritti degli animali, Marsilio Editori S.p.A., Venezia, 1997, p. 30. 6 Cfr. PLUTARCO, Plutarch's Morals V1, Kessinger Publishing Co.,Kila, Arizona ( U.S.A.), 2006. 8
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Etica e tutela dei diritti degli animali domestici

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Informazioni tesi

  Autore: Patrizia Oreggia
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Scienze giuridiche
  Relatore: Paolo Comanducci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 69

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Parole chiave

animali
diritti animali
etica animali
giurisprudenza animali
legislazione animali domestici
rapporto uomo animale

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