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Il preverbale in arte e psicoanalisi: analisi dell'opera di Kandinsky e Schonberg

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- 5 - Alla nascita, quindi, il neonato avrebbe già in sé un protopensiero, come protopsichismo ancora indifferenziato, ma che verrebbe ad assumerne le peculiarità distintive e specifiche nella relazione e con la maturazione neurobiologica. Gli studi di Stern sulla percezione amodale possono essere riportati alle condizioni di pensiero sincretico tipico dell’organizzazione primitiva a livello della percezione, della sensomotricità e delle funzioni dell’attività rappresentativa, dove è la reazione affettivo-motoria a dinamicizzare l’apprendimento, come componente della capacità creativa che accomuna il poeta e l’artista. Rudolf Arnhein in “Intuizione e intelletto” (1987) propone in quest’ottica l’unità dell’arte che si fonda su un’unità dei sensi, la cui differenziazione andrebbe a costituirne una qualità specifica di sensi (danza: movimento, pittura: vista, musica: udito, ecc); sorrette da un percezione sensoriale che sembra risalire ad una indifferenziata capacità di rispondere agli stimoli, la cui radice si colloca nell’emozione (Caldironi, 1992, p.390). Tale unità è stata uno degli obiettivi perseguiti dai due artisti di un’arte come “sintesi di tutte le arti” (Hahl-Koch, 1980, p.212). Heinz Werner parla a tal motivo di capacità sinestesica (es. corrispondenza colore/suono) tipico di una mente primitiva e dimostrabile anche nell’opera di Stern, come percezione amodale, poiché legata allo sviluppo stesso dell’attività percettiva e destinata a “scomparire nel profondo” per opera dell’acquisizione del linguaggio, della cultura, ecc. La percezione amodale stessa può essere intesa come “protoidea” nel ricongiungere i vari percetti modali collocandosi al di sopra del livello percettivo, come prima “sintesi” che rende possibile la simbolizzazione stessa e per riemergere in determinate condizioni di stati alterati della coscienza, quali stati contemplativi, emotivi, simil-onirici e che possono insorgere col pensiero estetico (Caldironi, 1992, p.392). Tale funzione è di pertinenza del Sé, che ancor prima dell’Io, viene a stabilirsi nella duplice strutturazione di Sé neurofisiologico (Mancia, 1984), la cui “matrice” trae origine dalle sensazioni corporee, dai ritmi e di cui si può ipotizzare una sua origine fetale e un di Sé psicologico o rappresentazione del Sé. La cui radice attinge dagli “output interni”, che sono le emozioni e i primi proto-pensieri, in cui entrano in gioco le relazioni primarie, le rappresentazioni della madre o fantasie incosce, tra le quali la comunicazione uditiva, tattile e visiva sono le modalità più precoci ed importanti di trasformazione e significazione dello scambio affettivo, responsabile tra l’altro della strutturazione dell’io, del corpo e degli affetti (vedi dizionario, lettera p). Il feto oltre a dormire sogna, poiché nell’ultimo trimestre di gravidanza, si rilevano delle fasi Rem (Righetti, 2003, p.47). All’inizio della vita vi è un sincronismo tra periodo REM materno e attività fetale, in seguito si assiste ad un ritmo sempre più autonomo, fino a stabilirsi un’opposizione di fase tra cicli materni e feto, ciò è stata ipotizzata come una prima comunicazione
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Informazioni tesi

  Autore: Antonietta Di Renzo
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Maria Vittoria Costantini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 135

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