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Forme e metodi del gioco didattico nella scuola primaria

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14 condotte complesse. Tuttavia il giocattolo va gestito come occasione all’interno di un ambiente di gioco, nel quale sta anzitutto colui che gioca, chi sospende le regole di realtà per inventarne altre: in questo senso il gioco e il giocattolo non possono essere luoghi di condizionamenti, ma piuttosto spazi di condivisione e di incontro relazionale, di partecipazione culturale, in conflitto con velleità di tipo troppo istruzionale. Si deve lasciare al bambino questo suo territorio, come spazio autogestito all’interno di una dimensione, quella scolare, che mira, per definizione, a gestire e controllare. D’altro canto, proprio nel gioco sociale, troviamo un prezioso strumento per consentire un divertente apprendimento della norma e anche della didattica, capace di produrre livelli di miglior adattamento al sociale, in termini di motivazione all’apprendimento, di maggiore autonomia, creatività e attività.18 1.2. La funzione del gioco e definizione. Qualsiasi discorso intorno al gioco pone fin da subito un problema di definizione. Non è cosa semplice definire il gioco in quanto il concetto è per sua natura ambiguo e sfuggente, sia che ci si riferisca alla dimensione ludica nel mondo adulto o a quella infantile: “è quasi paradossale l’ambiguità concettuale della definizione di gioco, la difficoltà cioè di descrivere un’attività che, invece, a livello di pratica quotidiana, tutti sappiamo individuare e riconoscere”.19 La difficoltà di trovare una definizione univoca e onnicomprensiva di gioco è da ricondursi in primo luogo al fatto che si tratta di un fenomeno molto poliedrico che copre un’ampia gamma di manifestazioni e condotte anche molto diverse tra loro, dai più semplici giochi motori alle forme più complesse di gioco simbolico di lotta a quelli di abilità di calcolo, basti pensare alle numerose classificazioni di giochi e giocattoli rintracciabili anche oltre i confini della letteratura psico- pedagogica. Tutti gli autori che hanno ricercato una definizione di gioco concordano nel ritenere che si tratti di una condotta spontanea, un’azione volontaria, liberamente scelta dal soggetto e che si fa per il puro piacere di farla, ovvero un’attività automotivata che si colloca al di fuori dalle urgenze e dai confini della vita ordinaria. La combinazione di questi fattori non esaurisce la descrizione delle 18 Massa, Istituzioni di pedagogia e scienze dell’educazione, ed. Laterza, Roma, 1992. 19 S. Mantovani, Adulti e bambini: educare e comunicare, Juvenilia, Bergamo, 1983, p.61.

Anteprima della Tesi di Francesca Caroli

Anteprima della tesi: Forme e metodi del gioco didattico nella scuola primaria, Pagina 10

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze della Formazione

Autore: Francesca Caroli Contatta »

Composta da 122 pagine.

 

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