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Studio della biodiversità: il caso delle alghe rilevate dalla struttura oceanogra ca Daphne.

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1.2 Bioindicatori e indici di biodiversit a Capire quante e quali specie vivono in un ecosistema, e quali sono i rappor- ti di abbondanza tra loro, rappresenta sicuramente il pi u importante obiettivo che si cerca di raggiungere quando si analizza e studia un determinato ecosis- tema.(Magurran 1988, Colwell & Coddington 1994, Chiarucci 2001). Come introdotto nella sezione precedente, la maniera pi u semplice di misurare la diversit a di una comunit a ecologica e forse quella di contare il numero di specie che ne fanno parte. E’ stato gi a gi a detto che questo e molto riduttivo, tuttavia va notato che anche la semplice attribuzione di questo solo valore a un ecosistema implica comunque uno sforzo notevolissimo, ovvero la raccolta di un campione di organismi su- cientemente rappresentativo di tutte le specie della comunit a e il riconoscimento delle specie a cui appartengono i diversi organismi. Il campione stesso, per o,fornisce delle ulteriori informazioni e precisamente le abbondanze relative delle diverse specie, cio e le percentuali con cui le varie specie sono presenti nel campione. Quindi e facile capire che anche le abbondanze relative, oltre al numero di specie, concorrono a denire il grado di diversit a di un ecosistema. Per delineare la situazione,prendiamo un esempio considerando due comunit a. Ciascuna di esse contiene 10 specie, la prima caratterizzata da specie aven- ti tutte la stessa abbondanza (10% del totale) e la seconda dominata da una specie cui appartiene il 95% degli organismi del campione con le restanti nove specie concentrate nel rimanente 5%. Si attribuirebbe intuitivamente un maggior grado di diversit a alla prima comu- nit a. Per risolvere questo problema e descrivere la diversit a ecologica in maniera pi u ecace che non con il solo numero di specie vengono, perci o, utilizzati indici di diversit a che tengono conto anche delle abbondanze relative. L’obiettivo principale e quello di ricercare un criterio di adeguatezza per le mis- ure della diversit a. Indici come quello di Shannon e Simpson, che deniremo pi u dettagliatamente in seguito, non fanno assunzioni sulla distribuzione degli organismi tra le specie nella comunit a. Per questa ragione,questi indici sono chiamati non-parametrici (Lande, 1996), proprio per ditinguerli dagli indici derivati dai parametri di modelli statistici creati sull’abbondanza di specie. Tra questi modelli troviamo il Log Series (Fisher et al., 1943) e il Log Normal (Preston, 1948), e tra i modelli biologici il ‘broken stick’ e ‘l’overlapping niche model’ (MacArthur, 1965). Come molti sistemi studiati in nelle scienze attuali,le comunit a biologiche pos- sono essere rappresentate con dierenti gradi di specicit a. Con bassa specicit a, una comunit a pu o essere rappresentata semplicemente in termini del numero di specie che contiene del modo in cui gli individui sono distribuiti tra le specie. Questa informazione e data dal vettore di proporzionalit a delle specie, denomi- nato Vp,di una comunit a: V p =p 1 ; ;p i ; ;p n 10
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Studio della biodiversità: il caso delle alghe rilevate dalla struttura oceanogra ca Daphne.

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Informazioni tesi

  Autore: Vito Ettorre
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Statistiche
  Corso: Statistica
  Relatore: Daniela Cocchi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 142

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Parole chiave

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