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Paolo Volponi, la ''Letteratura Industriale'' e i ''diversi'' Volponiani

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5 letteraria poteva essere definita in qualche modo come “Narrativa Industriale”, bisognava innanzitutto verificare che l’oggetto di tale narrativa fosse la realtà contemporanea rappresentata da fabbriche ed aziende. Elio Vittorini si mostrò preoccupato, poiché era necessario arrivare ad una appropriata e convincente sistemazione di questo genere letterario (che in quel momento prometteva ulteriori sviluppi), così affrontò tale questione, ormai giunta secondo lui a sufficiente maturazione, con l’articolo pubblicato nel “Menabò di Letteratura” del 1961 dal titolo “Industria e Letteratura”, con il quale si impegnò a discutere un argomento abbastanza complesso affinché si arrivasse ad un sufficiente processo di chiarificazione utile ad illustrare a tutti il nesso esistente tra il lavoro intellettuale e la realtà economico-sociale, in accordo con l’esigenza che tale argomento suscitava ai più preparati rappresentanti della società letteraria italiana del tempo. Scegliendo la tematica della contemporaneità (che, come detto, nei primi anni ’60 riguardava in primis lo sviluppo industriale), l’articolo già citato prendeva in considerazione testi poetici e narrativi (raccolti nello stesso fascicolo n.4 del menabò) che facevano specifico riferimento appunto alla “tematica industriale”. I testi narrativi erano la prosa di Ottiero Ottieri “Taccuino Industriale” ed il racconto di Luigi Davì “Il Capolavoro”, a proposito dei quali Vittorini così si esprimeva: “E i narrativi, lungi dal trarre qualunque vantaggio di novità di sguardo (e di giudizio) dalla nuova materia che trattano, sembrano invece trovarsene totalmente impacciati che si comportano dinanzi ad essa come se fosse un semplice settore nuovo d’una più vasta realtà già risaputa […] riducendosi con ciò a darne degli squarci pateticamente (o pittorescamente) descrittivi che risultano di sostanza naturalistica e quindi d’un significato meno attuale di altri testi che magari ignorano tutto della fabbrica, del lavoro specializzato, delle strutture aziendali, ecc. ecc. ma ne sono profondamente influenzati per riflesso dei loro effetti sulla condizione dell’uomo in generale.” 3 Vittorini quindi condensa in questo articolo le sue riserve circa i testi raccolti nel fascicolo n.4 del “Menabò”, sottolineando che i narrativi sopra citati avevano trattato nelle loro opere di fabbriche e del mondo operaio per esprimere il loro impegno culturale e sociale, tuttavia ciò non bastava per instaurare con la complessa realtà industriale un rapporto conoscitivo e possibilmente rivelativo delle nuove dimensioni di quella realtà. In altre parole, un semplice aggiornamento tematico non era assolutamente sufficiente; occorreva piuttosto che gli scrittori, orientati ad interessarsi nelle loro opere della società industriale, eludessero le vecchie prospettive culturali e psicologiche della rappresentazione letteraria proprie del naturalismo e del neorealismo: non bastava allora semplicemente acquisire nuovi contenuti (la rappresentazione della fabbrica moderna in luogo del mondo contadino o dei quartieri poveri cittadini), la letteratura doveva invece cogliere le trasformazioni antropologiche profonde provocate dall’ industria ed assumerle all’interno del proprio modo di guardare la realtà. Per una narrativa poi, che volesse evocare completamente il mondo dell’industria, era indispensabile una costante ricerca ed invenzione linguistica. Leggiamo ancora dall’articolo di Vittorini: “E la narrativa che concentra sul piano del linguaggio tutt’intero il peso delle proprie 3 Elio Vittorini, Industria e Letteratura, in “Il Menabò di letteratura” n.4, 1961, pp. 13-14.
Anteprima della tesi: Paolo Volponi, la ''Letteratura Industriale'' e i ''diversi'' Volponiani, Pagina 4

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Paolo Volponi, la ''Letteratura Industriale'' e i ''diversi'' Volponiani

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Informazioni tesi

  Autore: Stefano Guida
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Carmine Chiodo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 72

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