La tutela della lavoratrice madre nell'ordinamento nazionale

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7 valida solo sino a quando essa intende tutelare interessi di carattere sociale, riguardanti la salvaguardia dell‟integrità fisica e morale della donna, soprattutto in relazione alla maternità. Quando invece la discriminazione non risulta più oggettivamente giustificata dalle tutele di interessi sociali, allora deve subentrare il criterio della parità: forme di eccessiva garanzia dell‟adempimento della funzione familiare della donna costituirebbero situazioni di eccessivo protezionismo che potrebbero andare a discapito della lavoratrice stessa, accentuandone la difficoltà d‟impiego. 12 Continuando ad analizzare la nostra Costituzione, dall‟art. 41 si evince che l‟iniziativa privata è libera, ed essa non può svolgersi in contrasto con l‟utilità sociale o in modo da recar danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana; si tratta di accertare se l‟obbligo dei privati di rispettare la parità di trattamento dei sessi nel rapporto di lavoro possa essere costituito come un vincolo specifico o come il riflesso di un più vasto principio paritario che venga a limitare l‟autonomia negoziale. Il limite alla libertà imprenditoriale, rappresentato dalla “sicurezza, libertà e dignità umana”, si riflette sul potere direttivo e organizzativo aziendale, nel senso che le misure organizzative ed i mezzi da apprestare per il lavoratore, affinché adempia la prestazione con diligenza, devono essere congrui ed adeguati allo scopo. 13 Nel donare la garanzia di parità di trattamento, il nostro ordinamento impone però al datore di lavoro un esercizio non arbitrario dei poteri datoriali, in quanto questi dovranno tener conto delle disposizioni in materia dettate dalla legge 300/1970. Nello Statuto dei lavoratori (art. 15), infatti, si dichiara la nullità di tutti gli atti o patti diretti a subordinare l‟occupazione di un lavoratore per motivi legati all‟adesione o non adesione ad una associazione sindacale, ovvero cessi di farne parte; sia per motivi legati alla discriminazione nell‟assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, nonché per patti o atti diretti a discriminare per motivi legati al sesso, alla politica, alla religione, alla razza, alla lingua. 12 G. COTTRAU, “La tutela della donna lavoratrice. 1”, Memorie dell‟Istituto giuridico, serie II, memoria CXLVI, G. Giappichelli ed., Torino, 1971. 13 Cass. 1 settembre 1997, n. 8267, con sentenza relativa all'attività di collaborazione cui l'imprenditore è tenuto nei confronti dei lavoratori a norma dell'art. 2087 cod. civ. che si estende all'adozione di tutte le misure che si rivelino idonee a tutelare l'integrità psicofisica del lavoratore.

Anteprima della Tesi di Selenia Buonarroti

Anteprima della tesi: La tutela della lavoratrice madre nell'ordinamento nazionale, Pagina 8

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Selenia Buonarroti Contatta »

Composta da 73 pagine.

 

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