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La Jugoslavia dal 1941 al 2000: tra esodi, scontri etnici e movimenti di popolazione

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16 folcloristiche dell’etnia ladina avrebbe disinnescato il contesto di forti tensioni e rivendicazioni territoriali che dal 1866 contrapponevano sloveni e italiani 59 . Nello stesso anno le truppe tedesche fecero affluire dal fronte orientale parte dell’esercito cosacco, già fieramente oppositore dei bolscevichi, allettandolo con la promessa di concessione di un proprio territorio autonomo (Kosakenland in Nord Italien). Circa 22 mila cosacchi (ortodossi) e caucasici (musulmani) furono dislocati (Operation Ataman) al seguito delle proprie famiglie, piø di ventimila civili, nel territorio compreso tra la Carnia e la Slavia veneta in Friuli, con il preciso scopo di colonizzare quel territorio. La convivenza forzata in una regione ad alta conflittualità etnica portò a furti, requisizioni e violenze contro la popolazione italiana e slovena 60 . L’Armata cosacca affiancò le truppe naziste nelle offensive militari del settembre-dicembre 1944 contro i partigiani italiani e jugoslavi delle proclamate Zone libere della Carnia e del Friuli orientale. Agli attentati e ai sabotaggi partigiani le truppe naziste e cosacche risposero dispiegando trentamila uomini che si abbandonarono a saccheggi, rastrellamenti, incendi di villaggi, esecuzioni sommarie e deportazioni di civili. Eccidi si verificarono anche nei primi giorni del maggio 1945 quando le truppe cosacche, in ritirata verso l’Austria, compirono le ultime rappresaglie prima di essere a loro volta massacrate dalle truppe britanniche, consegnate ai sovietici e di immolarsi nel fiume Drava presso Peggetz il 1° giugno 1945 61 . Le foibe 1943-45. Come si è gia accennato, la decisione delle autorità militari tedesche di occupare inizialmente i maggiori centri urbani della costa istriana, permise ai comunisti croati e sloveni di imporre il proprio controllo (tra il settembre e l’ottobre 1943) sull’entroterra dell’Istria. Da quel momento per le popolazioni italiane della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia iniziò una «lunga agonia» che si protrasse fino alla metà degli anni Cinquanta. Nell’autunno del 1943 tra le 500 e le 700 persone furono arrestate, condannate sommariamente dal Tribunale del popolo di Pisino (a prescindere dalle responsabilità individuali e indiscriminatamente come nel caso della laureanda N. Cossetto, assurta a simbolo della tragedia che colpì centinaia di innocenti), seviziate, stuprate, fucilate e buttate come «rifiuti della società» nelle cavità carsiche e minerarie del sottosuolo istriano 62 . Soltanto l’arrivo delle truppe tedesche pose termine alle violenze che si 59 G. LA PERNA, Pola, Istria, Fiume cit., pp. 78-9. 60 www.cjargne.it/storia. 61 P. A. CARNIER, L’armata cosacca in Italia 1944-1945, Milano, Mursia 1990; www.cjargne.it/storia. 62 Il maggior numero di vittime fu esumato dalle foibe di Pola, Gimino, Arsia, Barbana, Antignana, Gallignana, Cregli, S. Domenico di Visinada. La «foiba dei colombi» di Vines è rimasta, per il maggior numero di vittime esumate, il simbolo delle foibe istriane del settembre 1943. I cadaveri degli uccisi furono anche gettati in mare.
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La Jugoslavia dal 1941 al 2000: tra esodi, scontri etnici e movimenti di popolazione

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Informazioni tesi

  Autore: Pasquale Diroma
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Renato Risaliti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

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