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La Jugoslavia dal 1941 al 2000: tra esodi, scontri etnici e movimenti di popolazione

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17 caratterizzarono per il loro carattere etnico: tutta la comunità italiana dell’entroterra istriano ne fu vittima 63 . Le violenze furono principalmente una valvola di sfogo e di vendetta per le popolazioni slave, vittime a loro volta di una politica ventennale di repressione e snazionalizzazione da parte del regime fascista italiano, gli ultimi tre anni in un brutale stato di occupazione militare. Non a caso la maggior parte delle vittime rappresentava per la propria posizione sociale e lavorativa il tradizionale dominio italiano e del regime fascista nella regione 64 . Tra la popolazione slava ormai era affermato lo stereotipo dell’italiano uguale fascista 65 . Nondimeno, i membri dei PC croato e sloveno cavalcarono l’ondata di violenza delle masse slave per imporre l’annessione dell’Istria, di Fiume, della Dalmazia alla Croazia, e quindi alla futura Jugoslavia libera e democratica, proclamando la cosiddetta «Dichiarazione di Pisino» (13 settembre) dello ZAVNOH (Consiglio territoriale antifascista di liberazione nazionale della Croazia) e fatta propria dalle deliberazioni dell’AVNOJ del novembre 1943 a Jaice 66 . Decisamente rispondenti alla volontà di potenza del nascente Stato jugoslavo furono le cosiddette «foibe giuliane» del maggio-giugno 1945. Dopo aver vinto la «corsa per Trieste» a scapito degli Alleati, l’Esercito di liberazione nazionale jugoslavo (EPLJ) e i partigiani del IX Corpus entravano per primi in città il 1° maggio 1945, e nel tentativo di avviare la nuova costruzione statale si abbandonarono per i successivi 40 giorni ad arresti, deportazioni, esecuzioni di massa e successivi infoibamenti. La decisa volontà annessionistica del «nazionalcomunismo jugoslavo», la strategia di «annichilimento del dissenso», cioè di tutti coloro che si opponevano all’annessione della Venezia Giulia e del suo capoluogo alla Jugoslavia e di coloro che avversavano il regime comunista, furono le motivazioni alla base di efferati crimini 67 . Vittime designate divennero i rappresentanti e i collaborazionisti degli apparati militari e di polizia del regime nazifascista (militari, questori, squadristi, burocrati, carabinieri e poliziotti, fascisti e anticomunisti sloveni e croati); l’intero apparato amministrativo e di controllo del territorio (podestà, impiegati, guardie di finanza e guardie civiche) a prescindere dalle singole responsabilità. Ma nell’ampia, indefinita ed arbitraria categoria dei «nemici del popolo» rientrarono anche gli antifascisti non comunisti del CLN giuliano, irriducibili avversari dell’egemonia jugoslava nella lotta antifascista e dell’annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia, nonchØ gli autonomisti fiumani, i membri 63 G. LA PERNA, Pola, Istria, Fiume 1943-1945 cit., pp. 161-205. 64 R. PUPO, Guerra civile e conflitto etnico cit., pp. 518-21; R. PUPO, R. SPAZZALI, Foibe, Milano, Mondadori 2003, pp. 1-14; R. PUPO, Guerra e dopoguerra al confine orientale d’Italia (1938-1956), Udine, Del Bianco editore 1999, pp. 107-37. 65 Id., Guerra civile e conflitto etnico cit., p. 521. 66 G. LA PERNA, Pola, Istria, Fiume cit., pp. 81-6. 67 R. PUPO, Guerra civile e conflitto etnico cit., pp. 523-7.
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La Jugoslavia dal 1941 al 2000: tra esodi, scontri etnici e movimenti di popolazione

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Informazioni tesi

  Autore: Pasquale Diroma
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Renato Risaliti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

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