La Jugoslavia dal 1941 al 2000: tra esodi, scontri etnici e movimenti di popolazione

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10 CAPITOLO 1 ITALIANI E JUGOSLAVI TRA VIOLENZE ETNICHE, GUERRA ED ESODI Dalla superiorità della civiltà italica alla snazionalizzazione forzata. L’occupazione militare e/o l’annessione allo Stato italiano della provincia di Lubiana, del litorale dalmata (Governatorato della Dalmazia), della provincia di Cattaro, del Montenegro nonchØ l’aggiunta della Macedonia occidentale e della piana del Kosovo all’Albania già militarmente occupata, suggellarono piø di venti anni di tensioni tra Italia e Jugoslavia. Finalmente le ambizioni espansionistiche del regime fascista nei Balcani cominciarono a materializzarsi. D’altronde i secolari rapporti dell’Italia con gli sloveni e i croati nell’area dell’alto Adriatico, improntati sulla «superiorità culturale italiana» rispetto alla «bonarietà, l’arretratezza e l’ignoranza dei contadini slavi», e le tensioni sociali che scaturivano dalle rivendicazioni slave per il miglioramento del proprio status, si erano progressivamente esacerbati nel clima della grave crisi economica del primo dopoguerra 26 . Il regime di occupazione militare nei nuovi territori annessi con il trattato di Rapallo 27 , comprendenti mezzo milione di sloveni e croati, mirò da subito a reprimere i sentimenti di appartenenza nazionale degli slavi, deportando e mandando al confino quei civili ritenuti pericolosi per la sicurezza dello Stato italiano 28 . In un contesto in cui questione nazionale (mito della «vittoria mutilata», rivendicazioni e provocazioni dei nazionalisti e degli irredentisti italiani e jugoslavi) e questione sociale attizzavano gli opposti nazionalismi e il pericolo bolscevico si profilava all’orizzonte della borghesia italiana (impegnata nell’associazione mentale slavo uguale comunista, sebbene gli stessi comunisti italiani locali difendessero i diritti delle minoranze slave), il «fascismo di frontiera» ebbe gioco facile nell’influire sulla società giuliana 29 . Allo stesso tempo i tentativi di Mussolini di intervenire nella politica interna (attraverso il finanziamento e il supporto logistico dei separatisti croati e montenegrini) 30 ed estera jugoslava, si ponevano l’obiettivo di annientare il proprio vicino, soprattutto dopo l’elaborazione tra il 1925 e il 1926, dietro la pressione 26 R. PUPO, Guerra civile e conflitto etnico: italiani, sloveni e croati, «Clio, Rivista trimestrale di studi storici», 3 (2000) pp. 497-513. 27 La nuova regione Venezia Giulia, l’Istria, le isole dalmate annesse all’Italia il 5 gennaio 1921, dove gli slavi, dediti principalmente all’agricoltura, costituivano la maggioranza nell’entroterra rurale (in Istria, nel Goriziano, a Gradisca e nella Dalmazia) rispetto alla superiorità numerica degli italiani a Trieste, Fiume e nei centri urbani istriani, dove erano occupati nel commercio, nell’industria e nella pubblica amministrazione. Per le percentuali di presenza etnica vedi M. WALDENBERG, Le questioni nazionali nell’Europa centro-orientale cit., pp. 61-7, 85. 28 In primo luogo sacerdoti ed insegnanti, da sempre il vero focolaio dei sentimenti nazionali sloveno e croato. 29 A. BUVOLI, Il fascismo nella Venezia Giulia e la persecuzione antislava, «Patria Indipendente», 2 (2005) pp. 11-19; S. BARTOLINI, Fascismo antislavo, Pistoia, ISRPT Edit. 2006, pp. 3-51; R. PUPO, Guerra civile e conflitto etnico cit., pp. 497-513. 30 J. BOREJSZA, Il fascismo e l’Europa orientale cit., pp. 111-2; S. BIANCHINI, F. PRIVITERA, 6 aprile 1941 cit., pp. 23-30.

Anteprima della Tesi di Pasquale Diroma

Anteprima della tesi: La Jugoslavia dal 1941 al 2000: tra esodi, scontri etnici e movimenti di popolazione, Pagina 7

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Pasquale Diroma Contatta »

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