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La Jugoslavia dal 1941 al 2000: tra esodi, scontri etnici e movimenti di popolazione

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11 dei grandi gruppi economici nazionali, della politica di espansione nel Sudest europeo 31 . Del carattere slavofobico, aggressivo e razzista del regime italiano ne subì le conseguenze la cospicua minoranza slovena e croata, sottoposta a una repressiva politica di snazionalizzazione e di fascistizzazione 32 . Tra il «corpo estraneo degli allogeni slavi» andò progressivamente aumentando il senso di precarietà della vita con la realizzazione del progetto di assimilazione forzata, che colpì ogni aspetto della vita sociale slava, compresa la stessa identità delle persone e dei luoghi mediante l’italianizzazione dei nomi e dei toponimi. Contro la minoranza slovena e croata si giunse ad approntare meticolosi piani di «bonifica etnica del confine» per favorire la colonizzazione italiana, solo parzialmente realizzati. Il clima di terrore e di violenza, i sequestri e le perquisizioni, gli arresti ingiustificati, la censura, le campagne denigratorie della stampa italiana, i provvedimenti giudiziari, si proponevano di colpire tanto le reazioni di coloro che si ribellavano alla grave oppressione in atto, quanto la resistenza politica legale e clandestina 33 . Le stesse azioni di snazionalizzazione e di fascistizzazione furono applicate all’indomani della debacle militare jugoslava del 17 aprile 1941, nella provincia di Lubiana, nella zona della Dalmazia annessa al territorio italiano e in quella montenegrina. Subito furono applicate misure come il divieto dell’utilizzo delle lingue nazionali sostituite da quella italiana, la rimozione dell’amministrazione locale rimpiazzata da elementi italiani, l’obbligo del saluto romano accompagnato da scritte pubbliche inneggianti al fascismo e al suo capo, la colonizzazione con famiglie giunte dall’Italia. All’assimilazione forzata e all’azione di «civilizzazione italica» si alternarono la violenza delle camicie nere e le condanne a morte inflitte dai tribunali di guerra (anche per reati di tipo economico) 34 . La guerra di sterminio italiana. L’inizio delle operazioni di guerriglia delle formazioni partigiane nella seconda metà del 1941 segnò una recrudescenza e un imbarbarimento generale soprattutto in Slovenia e in Montenegro. Qui le autorità di occupazione avevano cercato di instaurare un protettorato italiano nell’ambito di uno stato nominalmente indipendente (comprensivo di alcuni distretti dell’ex Sangiaccato di Novi Pazar). Ma la situazione di calma apparente fu spezzata il 13 luglio dallo scoppio della violenta insurrezione popolare a guida comunista e dal forte carattere panslavo. 31 S. BIANCHINI, F. PRIVITERA, 6 aprile 1941 cit., pp. 17-52; M. STOJADINOVIĆ , Jugoslavia fra le due guerre, cit., pp. 161-77. 32 S. BIANCHINI, F. PRIVITERA, 6 aprile 1941 cit., pp. 22-3. 33 L. Č ERMELJ, Sloveni e croati in Italia tra le due guerre, Trieste, EST 1974; A. BUVOLI, Il fascismo nella Venezia Giulia cit., pp. 11-5; R. PUPO, Guerra civile e conflitto etnico cit., pp. 504-13. 34 S. BIANCHINI, F. PRIVITERA, 6 aprile 1941 cit., p. 56; A. BUVOLI, Il fascismo nella Venezia Giulia cit., pp. 11- 5; G. SCOTTI, L. VIAZZI, Le aquile delle montagne nere. Storia dell’occupazione e della guerra italiana in Montenegro (1941-1943), Milano, Mursia 1987, pp. 59-76.
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La Jugoslavia dal 1941 al 2000: tra esodi, scontri etnici e movimenti di popolazione

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Informazioni tesi

  Autore: Pasquale Diroma
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Renato Risaliti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 153

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