Verso la definizione di un nuovo modello di trasferimento tecnologico per le Università Italiane: dalla gestione dell’IPR al Marketing della Ricerca. Esperienze a confronto

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12 mondo industriale e queste collaborazioni si svolgevano attraverso canali ben più ampi delle sole licenze brevettuali e ben prima degli anni ’80. Il numero di università che istituivano uffici di trasferimento tecnologico o assumevano operatori per queste attività cominciò a crescere attorno agli anni ’60 ed in realtà, uno dei fattori che favorirono l’emanazione del Bayh Dole Act, fu proprio l’attività di lobby esercitata sul governo da molte università statunitensi. L’atto è quindi da considerarsi più come una conseguenza che come una causa dell’aumento di importanza dell’attività brevettuale e di licensing delle università americane, avviata negli anni ’60. Resta certamente indiscutibile l’effetto che il Bayh Dole Act, ma anche altre iniziative politiche rivolte ad un rafforzamento dei diritti di proprietà intellettuale messe in atto nello stesso periodo, hanno avuto sull’aumento del numero di uffici per il trasferimento tecnologico universitari e sul numero di brevetti e licenze concessi, come emerge dai report annuali dell’AUTM, Association of University Technology Managers. [Mowery, 1980]. Considerato che tali avvenimenti sono alla base di un importante fenomeno che vede le università assumere un nuovo ruolo all’interno della società, giungendo fino a modificare la propria missione, che affianca ora il trasferimento di conoscenze e tecnologie alle funzioni tradizionali di formazione e ricerca, si ritiene importante, in apertura di questo lavoro, ripercorrere ed analizzare brevemente alcuni dei fenomeni socio-economici che hanno interessato la fine del secolo scorso ed i primi anni del 2000, al fine di erigere un’impalcatura storica e concettuale più solida che possa far emergere con chiarezza e razionalità quali siano le motivazioni e le evidenze empiriche che oggi spingono le università (ed il sistema della scienza, in generale) in questa nuova direzione. Il perseguimento della terza missione richiede infatti un forte “commitment” da parte di Rettori e Managers, delle università italiane in particolare, ai quali sono imposte scelte difficili nella gestione di risorse sempre più scarse. È, quindi, fondamentale che ciascuno di questi attori possa maturare, autonomamente, la convinzione dell’importanza del KTT, circostanziandola opportunamente, per non cadere vittima di una sorta di “effetto moda” che induce ad allineare le proprie azioni a quelle di altre istituzioni “simbolo”, anche senza la reale volontà di investire in percorsi innovativi. Nella prima parte di questo lavoro, sezioni da 1 a 4, verrà, dunque, dedicato spazio ad una descrizione del contesto socio-economico in cui si collocano oggi le università, in particolare attraverso una breve descrizione di quella che viene definita “l’economia della conoscenza”,

Anteprima della Tesi di Shiva Loccisano

Anteprima della tesi: Verso la definizione di un nuovo modello di trasferimento tecnologico per le Università Italiane: dalla gestione dell’IPR al Marketing della Ricerca. Esperienze a confronto, Pagina 6

Tesi di Dottorato

Dipartimento: Statistica e Matematica Applicata

Autore: Shiva Loccisano Contatta »

Composta da 141 pagine.

 

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