Il rumore nei film di Roman Polanski

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Inoltre, il sonoro, offriva delle possibilità, oltre che espressive, anche drammaturgiche ed estetiche. Il regista avrebbe così avuto lʼopportunità di risolvere: [...] una serie di problemi che sembravano senza soluzione. Come primo problema occorre considerare le didascalie e tutti i tentativi infruttuosi di introdurle nella composizione del film come elementi di regia (frazionamento delle didascalie, caratteri più grandi o più piccoli, ecc.). Il secondo problema si presenta sotto la forma delle scene esplicative che appesantiscono la composizione del film e ne rallentano il tempo. 15 Il sonoro offrì una soluzione ai problemi che si erano presentati al cinema muto, laddove i soggetti rappresentati, erano diventati più complessi, imponendo delle scelte visive che appesantivano la fruizione, e che, talvolta, portavano ad un simbolismo esasperato. In questa rivoluzione estetica, «il suono si aggiudicò funzioni sempre più profonde e complesse di quella subordinata e passiva di accompagnare, sorreggere, assecondare il livello visivo» 16 . Le diverse soluzioni combinatorie generarono un livello di fruizione nuovo, con un proprio effetto sullo spettatore e un proprio significato. Diventa opportuna, quindi, unʼanalisi che si occupi, oltre che della colonna visiva, anche della colonna audio. Per fare ciò, bisogna superare una concezione di tipo concorrenziale del rapporto tra suono e immagine. Sollevare il sonoro dalle accuse di ridondanza 17 e individuare, nellʼapporto specifico del suono, unʼautonomia significativa oltre che una reciprocità nellʼinterazione dei due elementi. 11 15 Ejzenštejn S.M. - Pudovkin W.I. - Alexandrov G.W., Il futuro del sonoro. Dichiarazione, op.cit. 16 Ramaglia Vincenzo, Il suono e lʼimmagine. Musica, voce, rumore e silenzio nel film, Dino Audino Editore, Roma, 2004, p. 23. 17 «Ridondanza in rapporto a cosa? Non allʼimmagine, certamente (perché ci si domanda in cosa, delle percezioni così differenti, in essenza e sostanza come un suono e un immagine, possano duplicarsi), ma con il suono sognato, mentalmente ricostruito, doppio che lʼaveva preceduto nello spazio, infinitamente più plastico dellʼarbitrio, delle immaginazioni individuali.» Chion Michel, Le son au cinéma, Editon de lʼEtolile, Paris, 1992, p. 27.

Anteprima della Tesi di Francesco Romeo

Anteprima della tesi: Il rumore nei film di Roman Polanski, Pagina 5

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo

Autore: Francesco Romeo Contatta »

Composta da 103 pagine.

 

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