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Il Nuovo Mondo nelle "Navigazioni e Viaggi" di Giovanni Battista Ramusio

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Il Nuovo Mondo nelle “Navigazioni e Viaggi” di Giovanni Battista Ramusio 10 Chi poteva immaginare una caduta di questa florida repubblica? Invece la Lega di Cambrai – formatasi nel 1508 con una formidabile alleanza tra i più grandi stati europei come Spagna, Francia, il Sacro Romano Impero e tutti i piccoli stati italiani – e l’inesorabile pressione da tempo esercitata dai Turchi, ridimensionarono rispettivamente le mire e l’influenza veneziana in Italia e gli interessi commerciali e militari in Oriente 3 . Il Cinquecento si apre quindi con una Venezia ricca, potente e ancora simbolo importante del mar Mediterraneo, ma in evidente affanno se confrontata con l’importanza che stavano assumendo l’impero ottomano e l’enorme mosaico di territori che da lì a poco avrebbe riunito nelle proprie mani Carlo V. La dipendenza dalle compagnie di ventura, la nobiltà che cominciava a preferire la terra rispetto alle tradizioni marittime, i supremi comandi navali che finivano nelle mani di politici e diplomatici invece che in quelle di marinai di professione, le dimensioni sempre maggiori che stavano assumendo le flotte navali… tutti questi aspetti prefiguravano il possibile declino della repubblica marinara. Sarà però in particolare la costante avanzata turca a costringere Venezia sulla difensiva, non solo nel campo prettamente politico-militare, ma anche nel settore commerciale: i turchi infatti, dominando tutta la parte del Mediterraneo orientale, costituiranno un ostacolo obbligato per i mercanti veneziani poiché molte delle merci (come le spezie e le sete) che provenivano da India e potenza straniera che era penetrata in Italia per accampare diritti sul regno di Napoli, schiacciando con facilità ogni resistenza. La lega, organizzata per cercare di ristabilire l’equilibrio infranto in Italia, coinvolse non solo i piccoli stati italiani, ma vide anche la partecipazione dell’imperatore tedesco e del re di Spagna. La lega riuscì a scacciare i francesi dal regno di Napoli mentre Venezia ottenne alcuni importanti porti nelle Puglie come Otranto e Brindisi. Quando poi la città veneta si trovò contro Milano dopo aver appoggiato Pisa nel tentativo di liberarsi dall’egemonia fiorentina, essa non esitò a chiedere l’alleanza della Francia guidata dal nuove re, Luigi XII. La Francia riuscì a conquistare Milano e Venezia ottenne in cambio la ricca città di Cremona, dimostrandosi spregiudicata giostratrice di alleanze. F. C. Lane, Storia di Venezia, Einaudi, Torino, 2005, pp. 282 – 283. 3 Sempre Lane mostra come la Lega di Cambrai si rivelò essere il peggiore rischio che la repubblica affrontò nel corso della sua storia. Gli stati alleati con cui si era dovuta confrontare erano i più forti d’Europa oppure avevano mire dirette sui territori veneziani, trasformando per questa via in pericolosi avversari persino i piccoli stati italiani. Venezia finì in questa situazione proprio per un uso forse presuntuoso dei continui cambi di schieramento: gli ambasciatori di stanza nelle varie corti italiane ed europee credettero – erroneamente – che gli attriti e le rivalità tra avversari come, ad esempio, la Spagna e la Francia non si sarebbero mai sanati ed invece non andò così. La città lagunare doveva aver tirato troppo la corda e da questa crisi ne uscì solo attingendo enormi risorse economiche e salvandosi ancora grazie al gioco delle alleanze che le permise di riottenere nel 1516 quasi tutti i territori perduti con la guerra. Lane fa notare come la Repubblica di San Marco impiegò una quantità di risorse economiche assolutamente non paragonabili a quelle utilizzate per far fronte all’avanzata turca ad Oriente. Quando nel 1499 i Turchi attaccarono le colonie veneziane nello Ionio, il Senato non agì con la risolutezza e determinazione che utilizzò invece pochi anni più tardi per contrastare la Lega di Cambrai, eppure anche in questo caso i soldati ottomani arrivarono a saccheggiare il Friuli dopo aver occupato tutte le piazzeforti veneziane presenti in Grecia. La conclusione che si può trarre è che Venezia sembrava avere più a cuore la sorte dei suoi possedimenti in terra italiana che quelli sparsi per il Mediterraneo che pure erano stati – ed ancora lo sarebbero rimasti per molti anni – la fonte primaria della sua grandezza tramite commerci e le flotte. Ibid. pp. 283 – 288.
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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Cattaneo Zambetti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Maria Matilde Benzoni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 196

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