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Il code-switching a Malta

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5 uno stesso fenomeno‟. Tanto per fare alcuni esempi tra i più eclatanti, il regime nazista è stato uno dei primi che abbia apertamente espresso l‟obiettivo di unificare sotto un unico stato tutte le popolazioni di lingua tedesca, ponendo quindi alla base della formazione dello stato stesso il principio fondamentale della condivisione della stessa lingua (e di conseguenza della stessa cultura). Dalla sua, Mussolini in qualche modo contribuì alla diffusione capillare dell‟italiano standard anche tra quei cittadini che prima ne erano rimasti „esclusi‟, soprattutto grazie alla propaganda e all‟uso insistente dei mezzi di comunicazione che, volenti o nolenti, tutti i cittadini erano costretti ad ascoltare. La sua attenzione verso la lingua e la comunicazione era strettamente connessa alla volontà di porre una particolare enfasi sulla nazione, la sua storia e il suo potere. L‟italiano era il mezzo di espressione della forza rivoluzionaria del fascismo, dell‟orgoglio, della patria. Perciò il regime arrivò ad instaurare una cesura sulla lingua, al fine di controllarne la purezza, mettendo al bando prestiti e regionalismi e incentivando così l‟uso dell‟italiano „puro‟. Ma tralasciando questi esempi, nati nel contesto di un „regime‟, anche il trattato di Versailles è stato influenzato dal cosiddetto „principio di nazionalità‟ [BARBOUR 2002: 222], considerando l‟appartenenza linguistica come elemento distintivo della „nazionalità‟; la divisione dei confini nazionali, infatti, venne stabilita cercando di farli coincidere con i confini delle zone linguistiche. Oggi una visione così rigida e dogmatica ha lasciato il posto a un atteggiamento più aperto nei confronti delle realtà linguistiche più diverse, che vanno dalla compresenza di più varietà linguistiche all‟interno dei confini nazionali, alla situazione opposta, cioè una stessa lingua parlata in più di una nazione. Tanto per fare alcuni esempi concreti, si pensi a nazioni come la Svizzera o il Belgio, dove il bilinguismo è istituzionalizzato. Ma, come si è già spiegato, anche quando non si può parlare di bilinguismo de jure, non si escludono né tantomeno si ignorano casi di plurilinguismo di varia natura ed entità. L‟Italia, per esempio, è uno stato ufficialmente monolingue ma alcune regioni, come la Valle d‟Aosta, riconoscono situazioni di bilinguismo attraverso uno „statuto speciale‟; in più, in tutto il territorio nazionale esistono realtà diverse in cui la lingua ufficiale si divide tra varietà standard e varietà regionale, si affianca ai cosiddetti dialetti e alle cosiddette „minoranze linguistiche‟ (albanesi, croati, greci, ladini, occitani e così via) riconosciute e tutelate ormai persino dalla legislazione nazionale. Si fa riferimento in particolare alla legge del 15 dicembre 1999, n. 482, «Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche», unico provvedimento-quadro in attuazione all‟articolo sei della Costituzione 4 . Ovviamente ci si aspetta ancora molto dalla legislazione nazionale, in quanto la legge 482 pone dei limiti „arbitrari‟ al concetto di „minoranza linguistica‟, ammettendo a tutela solo le minoranze comprese nell‟elenco di cui all‟art. 2 5 [TOSO 2008: 42]. Il fenomeno contrario, l‟internazionalizzazione e la globalizzazione linguistica, è rappresentato dal caso in cui una lingua è riconosciuta come ufficiale in più di una nazione: l‟inglese, tanto per citare il caso più noto, è lingua ufficiale non solo in Gran Bretagna, ma anche in altre nazioni, come Malta, l‟Australia, l‟India, e così via. CRYSTAL [2003: 62-65] elenca ben 75 territori nei quali si contano parlanti di inglese e nei quali l‟inglese ha assunto ormai una „rilevanza speciale‟. Secondo lo stesso Crystal, l‟inglese ha acquisito rapidamente lo status di „lingua globale‟ per diverse ragioni, che siano storiche, economiche, politiche o culturali. Egli erige la sua tesi su due punti fondamentali. Il primo è rappresentato dal fatto che l‟inglese è lingua „ufficiale‟ in più stati, dove viene utilizzato anche come mezzo di comunicazione ufficiale in diversi campi (governo, giustizia, media). L‟inglese oggi è lingua ufficiale in più di 70 nazioni, ma si tratta di numeri in continua crescita, visto che il Ruanda 4 Il citato articolo recita: «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche». 5 «In attuazione dell‟articolo sei della Costituzione e in armonia con i principi generali stabiliti dagli organismi europei internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il frnaco-provenzale, il friulano, il ladino, l‟occitano e il sardo».
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Il code-switching a Malta

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Informazioni tesi

Autore: Elenia Sinzu
Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
Anno: 2010-11
Università: Università degli Studi di Cagliari
Facoltà: Lingue e Letterature Straniere
Corso: Scienze della comunicazione sociale e istituzionale
Relatore: IgnazioPutzu
Lingua: Italiano
Num. pagine: 101

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